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Un topo incastra il gene

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Il primo modello animale di morbo di Parkinson conferma i sospetti avanzati in vitro: il gene LRRK2 , quando è mutato, è cruciale nella genesi della malattia nella sua forma familiare. Ma scoprire come funziona potrà gettare luce anche sui casi sporadici, non legati all’ereditarietà. E fornire nuove linee di ricerca per possibili cure.

Un gruppo di ricercatori della Mount Sinai School of Medicine di New York ha introdotto in animali da laboratorio, attraverso un cromosoma artificiale batterico, il gene normale o quello con la mutazione più frequente nei casi di Parkinson familiare, in sigla G2019S. Spinti a produrlo in maniera superiore alla norma, i topi con la versione selvaggia avevano una maggiore produzione di dopamina nel nucleo striato ed erano quindi iperattivi; al contrario, quelli con la forma mutata invecchiando perdevano dopamina, senza che venissero distrutti i neuroni della sostanza nera. Aumentava invece in parallelo l’attività delle chinasi, di cui ora andrà approfondito il ruolo: questa e altre ricerche saranno più facili ora che esiste un modello animale su cui studiare le fasi più precoci e preliminari all’insorgenza della malattia.

J Neuroscience   2010; 30: 1788

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Parkinson

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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.