Nelle persone in coma si può capire se c’è un livello anche minimo di coscienza o se il loro è un vero e proprio stato vegetativo. Lo ha dimostrato un gruppo di ricerca internazionale a cui ha partecipato anche Marcello Massimini, del Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università di Milano, con uno studio pubblicato in questi giorni su Science. Sottoponendo questi ammalati a un forte stimolo, per esempio un tono acustico diverso in una sequenza di toni omogenei, quelli ancora in grado di manifestare, seppur in modo sporadico e incostante, la presenza di un qualche livello di coscienza rispondono come i sani: a una prima un’onda di attivazione neurale che procede, dal basso verso l’alto, dalle aree corticali sensoriali primarie del lobo temporale verso le aree associative frontali, ne segue un’altra in direzione opposta, per questo detta top-down. Lo studio dimostra che questa seconda onda di rientro, dalle aree frontali associative a quelle sensoriali, manca invece nei pazienti in cui la diagnosi di stato vegetativo è assodata. Dal punto di vista teorico, la ricerca conferma che la coscienza dipende dalla capacità di diverse aree cerebrali di influenzarsi reciprocamente in maniera dinamica; da quello pratico, se i suoi risultati saranno confermati, potrà offrire un nuovo strumento per la valutazione di questi pazienti.
Un barlume di coscienza si vede
Primary tabs
prossimo articolo
Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.
Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0
Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.