fbpx Sulla mappa anche il tricolore | Page 13 | Scienza in rete

Sulla mappa anche il tricolore

Primary tabs

Read time: 1 min

Parteciperà anche l’Italia al Progetto internazionale di mappatura di 50 diversi tipi di tumori, annunciato l’aprile scorso  su Nature, da cui si spera di ottenere un’importante mole di informazioni che saranno messe a disposizione di tutti i ricercatori del mondo per affinare diagnosi, prognosi e terapia. Al gruppo dell’Università di Verona coordinato da Aldo Scarpa, direttore del centro Arc-net – Alleati per la ricerca sul cancro, che mette in rete le competenze e le risorse dell’ateneo e dell’azienda ospedaliera della città scaligera - è stata affidata l’analisi dei tumori endocrini ed esocrini rari del pancreas.

Gli adenocarcinomi, che rappresentano il 90 per cento dei casi, sono l'oggetto di studio dei colleghi australiani: una prima parte dei loro risultati, insieme con quelli relativi alla mammella e al fegato, prodotti rispettivamente da ricercatori britannici e giapponesi, sono già online sul sito dell’International Cancer Genome Consortium. Il lavoro dei ricercatori scaligeri, che prevede l’esame di 250 campioni, provenienti per lo più dal gruppo interdisciplinare per il cancro del pancreas dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona diretto da Paolo Pederzoli, sarà sostenuto anche da un finanziamento di 8 milioni di euro stanziato dal ministro Maria Stella Gelmini.

Autori: 
Sezioni: 
Cancro

prossimo articolo

Fine vita: fare leggi è meglio che costruire macchine

palazzo borbone in francia

Quando il parlamento non legifera su questioni etiche controverse, il conflitto si sposta nei tribunali e nei laboratori. Lo dimostra il paradosso del dispositivo costruito dal CNR (e negato) per consentire il suicidio assistito, mentre la Francia risolve liberando finalmente una legge sul suicidio assistito.

In copertina: Palazzo Borbone, sede dell'Assemblea nazionale francese. Crediti: Mtzb/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 3.0
 

Ci sono voluti due anni, di sofferenze fisiche e psicologiche, una questione di legittimità costituzionale, un'ordinanza della Consulta, un mandato del Tribunale di Firenze e un prototipo costruito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche perché una donna di cinquantacinque anni, paralizzata dal collo in giù da una sclerosi multipla, potesse esercitare un diritto che la Corte costituzionale le aveva riconosciuto nel 2019. Libera, il nome di fantasia che si era scelta, è morta a casa sua il 25 marzo, attivando con lo sguardo una pompa infusionale.