Bastano poche mutazioni per trasformare un batterio probiotico, paladino della salute, in uno patogeno, responsabile della carie dentaria. Lo mostra la sequenziazione del DNA che forma il singolo cromosoma circolare del Bifidobacterium dentium Bd1, uno dei microrganismi responsabili della carie dei denti, appartenente alla stessa specie dei commensali che a livello intestinale facilitano la digestione e favoriscono le difese immunitarie. L’analisi condotta da Marco Ventura, dell’Università di Parma, insieme con altri studiosi italiani e stranieri, ha messo in luce a livello genetico le differenze che favoriscono la sopravvivenza del bifido batterio nell’ambiente della bocca, l’erosione dei denti e la sua proliferazione all’interno delle cavità dentarie. Il Bifidobacterium dentium Bd1 riesce a metabolizzare una molto maggiore varietà di carboidrati rispetto ai batteri probiotici intestinali ma anche rispetto agli streptococchi che si trovano a livello orale. La sua virulenza è inoltre determinata dalla presenza di adesine, dalla capacità di sopportare l’ambiente acido, di difendersi da sostanze tossiche e antibatteriche e di utilizzare componenti derivate dalla saliva.
La pecora nera dei bifidobatteri
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Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.
Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0
Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.