Sembra solo una curiosità, ma potrebbe avere implicazioni tecnologiche interessanti. Un gruppo di ricercatori del Laboratorio nazionale di scienze molecolari di Pechino ha cercato di capire come mai la rugiada mattutina si deposita sulle ragnatele e non, per esempio, sui capelli umani, la cui struttura è apparentemente simile. «Osservando il filo di ragno al microscopio ottico ed elettronico abbiamo osservato che è caratterizzato da una struttura a filo di perle, in cui, su due fibre principali, si inserisce una serie di gomitoli di nanofibrille attorcigliate, che a contatto col vapore acqueo si addensano a formare dei fusi» spiega Lei Jiang, che ha diretto il lavoro. «La condensa scivola verso queste strutture più rugose, formando goccioline più grandi e visibili a occhio nudo». Il fenomeno non è vantaggioso per i ragni, perché la ragnatela inzuppato svolge meno bene la sua funzione. «Ma può suggerire la via per la produzione di materiali che catturano l’umidità dall’aria» conclude la ricercatrice cinese, «come già abbiamo sperimentato immergendo fibre di nylon in un polimero che asciugandosi forma fusi simili a quello del ragno e presenta le stesse proprietà».
Il mistero della tela di ragno
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Terapie riparative? No grazie: non c’è niente da riparare

Le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, sono pratiche condannate dalla comunità scientifica internazionale, ma un’offerta persiste in diversi Paesi, tra cui l’Italia. La UE non è riuscita a vietarle. La strada verso l’accettazione degli orientamenti di genere è ancora lunga, come ci indica drammaticamente la cronaca.
Foto di Norbu GYACHUNG su Unsplash
Il nodo è venuto al pettine: più di un milione di cittadini dell’UE ha chiesto alla Commissione Europea di vietare in tutti gli Stati membri le cosiddette terapie riparative dell’omosessualità e delle identità transgender, interventi medici e psicologici che la comunità scientifica internazionale da tempo ha giudicato inutili e nocivi, ma che vengono ancora praticati e tollerati in alcuni Paesi. Al momento, però, non esistono le condizioni politiche per raggiungere l’unanimità del Consiglio dell’Unione Europea, che occorre per approvare una decisione in tal senso.