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Delusione sul clima

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Leggendo il testo ufficiale della dichiarazione dei G8 per la parte riguardante il clima, chi conosce i problemi rimane piuttosto sconcertato perché molto ambigua e di fatto priva di alcun contenuto valido, salvo il sensazionalismo che ha suscitato. Così inizia l'analisi del climatologo Vincenzo Ferrara, su www.vglobale.it, il portale scientifico di «Villaggio Globale».

Leggendo il testo ufficiale della dichiarazione dei G8 per la parte riguardante il clima, chi conosce i problemi rimane piuttosto sconcertato perché molto ambigua e di fatto priva di alcun contenuto valido, salvo il sensazionalismo che ha suscitato. Così inizia l'analisi del climatologo Vincenzo Ferrara, su www.vglobale.it, il portale scientifico di «Villaggio Globale».

Secondo Ferrara «non sono stati rispettati i presupposti necessari e sufficienti, ma indispensabili per mantenere il surriscaldamento entro i 2°C rispetto all'epoca pre industriale: la data di partenza (1990), la data di arrivo (2050) ed il processo di riduzione che deve invertire la sua tendenza prima del 2020 per poi assumere un andamento decrescente sempre più deciso».

Infatti, secondo gli studi dell'Ipcc (l'organismo scientifico consultivo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), per stabilizzare le concentrazioni atmosferiche dei gas serra al livello di 2°C rispetto all'epoca pre industriale è necessario stabilizzare le concentrazioni atmosferiche dei gas serra nell'intervallo compreso fra 400 e 450 ppm. Tale stabilizzazione potrà essere raggiunta se si riducono di almeno il 50% le emissioni globali di gas serra entro il 2050, rispetto al 1990.

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Il CREA rischia una grave perdita di autorevolezza scientifica

In una lettera aperta un gruppo di ricercatori, fra i quali il Nobel Giorgio Parisi, Elena Cattaneo e Paola Bonfante, esprime la preoccupazione per le nuove nomine di direttori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria), l'ente nazionale di ricerca vigilato dal  Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Le nomine sembrano infatti «trascurare l’attinenza fra la carriera scientifica dei prescelti come direttori e le aree di ricerca dei Centri». Alcuni profili dei nuovi direttori mostrano curricula da «giovane borsista» più che da ricercatore maturo».In conclusione: «Chiediamo quindi che le procedure di nomina dei Direttori dei Centri CREA siano rese pienamente trasparenti, verificabili e fondate su criteri scientifici chiari, comparabili e coerenti con la missione dei singoli Centri. Il Paese ha bisogno di un CREA forte, autorevole e rispettato a livello internazionale. Per esserlo, deve essere guidato da figure scientificamente riconosciute nei settori che sono chiamate a rappresentare».

Il CREA è il principale ente pubblico italiano di ricerca in agricoltura e scienze agroalimentari. Per questo, le recenti nomine da parte della dirigenza dei 12 Direttori dei suoi Centri di ricerca non possono essere considerate una vicenda interna all’Ente, ma riguardano la credibilità stessa della ricerca pubblica nazionale in un settore strategico per il Paese.