fbpx Cellule staminali per la cura della sclerosi multipla | Page 3 | Scienza in rete

Cellule staminali per la cura della sclerosi multipla

Primary tabs

Read time: 2 mins

Per i pazienti con sclerosi multipla (SM) potrebbero aprirsi nuove strade per la cura della malattia.
Una ricerca, pubblicata su Stem Cell Reports, ha messo in evidenza un potenziale trattamento in grado sia di fermare la progressione della malattia ma anche di riparare i danni esistenti.
I ricercatori dello Scripps Research Institute in California hanno utilizzato topi paralizzati geneticamente per avere una condizione simile alla SM. L’obiettivo iniziale, però degli scienziati americani era cercare di capire i meccanismi alla base del rigetto delle cellule staminali nei topi.
Tuttavia, due settimane dopo l'iniezione di cellule staminali neuronali umane, i ricercatori hanno fatto una scoperta inattesa: i topi avevano ripreso la loro capacità di camminare. “Abbiamo avuto molta fortuna, spiega Jeanne Loring, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa dello Scripps Research Institute “ci siamo trovati al posto giusto al momento giusto”.

Ma qual è stato l’effetto delle cellule staminali? In primo luogo, c'è stata una diminuzione dell’infiammazione del sistema nervoso centrale dei topi, con una diminuzione della progressione della malattia. In secondo luogo, le cellule iniettate hanno rilasciato delle proteine ​​che hanno stimolato altre cellule a riparare i danni nella mielina esistente.
Dopo 10 giorni, l’équipe di Loring ha iniettato altre cellule staminali ma sono state rigettate.
I miglioramenti dovuti però alla prima iniezione sono stati evidenti anche a distanza di 6 mesi.
Ora il team sta lavorando per capire come utilizzare le proteine secrete dalle cellule staminali. "Studiare le proteine prodotte dalle cellule staminali ci darà la possibilità di sviluppare nuove strategie farmacologiche", ha sottolineato Loring.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Medicina

prossimo articolo

Ricerca pubblica, un piano che non salva i ricercatori

Un emendamento alla legge di bilancio promette un piano straordinario di reclutamento per i ricercatori PNRR, ma le risorse, i meccanismi di cofinanziamento e le esclusioni previste lo rendono largamente insufficiente. Il rischio è di aggravare il precariato invece di ridurlo. Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Comitato Nazionale dei Ricercatori Universitari PNRR

Nei giorni scorsi è stato inserito un emendamento alla legge di bilancio su iniziativa della maggioranza che attribuisce risorse ad un piano di reclutamento straordinario per l’assunzione di ricercatori nelle università e negli enti di ricerca, con particolare riguardo al personale a tempo determinato impegnato in progetti finanziati con risorse del PNRR. Questa proposta tuttavia presenta numerose limitazioni e risulta di fatto inadeguata ad affrontare le attuali difficoltà del sistema della ricerca italiano.