fbpx Cellule staminali per la cura della sclerosi multipla | Scienza in rete

Cellule staminali per la cura della sclerosi multipla

Primary tabs

Read time: 2 mins

Per i pazienti con sclerosi multipla (SM) potrebbero aprirsi nuove strade per la cura della malattia.
Una ricerca, pubblicata su Stem Cell Reports, ha messo in evidenza un potenziale trattamento in grado sia di fermare la progressione della malattia ma anche di riparare i danni esistenti.
I ricercatori dello Scripps Research Institute in California hanno utilizzato topi paralizzati geneticamente per avere una condizione simile alla SM. L’obiettivo iniziale, però degli scienziati americani era cercare di capire i meccanismi alla base del rigetto delle cellule staminali nei topi.
Tuttavia, due settimane dopo l'iniezione di cellule staminali neuronali umane, i ricercatori hanno fatto una scoperta inattesa: i topi avevano ripreso la loro capacità di camminare. “Abbiamo avuto molta fortuna, spiega Jeanne Loring, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa dello Scripps Research Institute “ci siamo trovati al posto giusto al momento giusto”.

Ma qual è stato l’effetto delle cellule staminali? In primo luogo, c'è stata una diminuzione dell’infiammazione del sistema nervoso centrale dei topi, con una diminuzione della progressione della malattia. In secondo luogo, le cellule iniettate hanno rilasciato delle proteine ​​che hanno stimolato altre cellule a riparare i danni nella mielina esistente.
Dopo 10 giorni, l’équipe di Loring ha iniettato altre cellule staminali ma sono state rigettate.
I miglioramenti dovuti però alla prima iniezione sono stati evidenti anche a distanza di 6 mesi.
Ora il team sta lavorando per capire come utilizzare le proteine secrete dalle cellule staminali. "Studiare le proteine prodotte dalle cellule staminali ci darà la possibilità di sviluppare nuove strategie farmacologiche", ha sottolineato Loring.

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Medicina

prossimo articolo

Il caldo sul lavoro è un’emergenza sanitaria in crescita

operaio al lavoro accaldato

Il cambiamento climatico è anche una questione di salute e sicurezza sul lavoro: in Italia, nelle giornate di caldo estremo il rischio di morire per un infortunio aumenta del 61%, con agricoltura e costruzioni tra i settori più esposti. Le ordinanze regionali e gli strumenti previsionali hanno rafforzato la prevenzione, ma restano disuguaglianze, scarsa consapevolezza dei rischi e tutele insufficienti. E senza adeguate misure di adattamento, nei prossimi decenni gli infortuni legati al caldo sono destinati ad aumentare.

È ampiamente condiviso come il cambiamento climatico si configuri come una reale emergenza sanitaria e una sfida epocale. Una riflessione su come tale emergenza sanitaria riguardi anche la salute e la sicurezza dei lavoratori è essenziale. Storicamente, la ricerca in ambito occupazionale ha consentito di identificare e caratterizzare rischi per la salute dei lavoratori dovuti a sostanze presenti anche negli ambienti di vita (solitamente a più bassi livelli di esposizione).