Sono stati selezionati in Cina batteri capaci di degradare gli ftalati contenuti nelle acque di scarico: se poi i microrganismi vengono immobilizzati su apposite strutture di ceramica a nido d'ape, l'effetto si ottiene a una velocità due volte e mezza maggiore. Per selezionare questi agenti purificanti Weizhong Wu, della Facoltà di ingegneria e scienze ambientali dell'Università di Pechino e Xianlin Meng, dell'Istituto di tecnologia di Harbin, nel distretto di Nangang, hanno posto i microrganismi in una soluzione in cui l'unica fonte di carbonio era il d-n-butilftalato. Si tratta di uno dei composti più comuni tra gli ftalati, sostanze plastificanti presenti in ogni genere di prodotti, dai materiali di confezionamento ai cosmetici, dai giocattoli ai prodotti per la casa. La loro pericolosità per la salute non è mai stata definitivamente provata, ma neppure che siano innocui; per questo preoccupano le loro alte concentrazioni nell'ambiente. La scoperta cinese potrebbe aprire la strada a una nuova via di depurazione delle acque, fugando così ogni timore.
Batteri ghiotti di ftalati
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Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).
Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.