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Addio a Baruch Blumberg

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E’ morto il 5 aprile in California, all’età di 85 anni, Baruch Blumberg, che nel 1976 vinse il premio Nobel per la medicina per la scoperta del virus dell’epatite B. Al risultato lo scienziato statunitense giunse negli anni sessanta, ben prima dell’avvento delle tecniche di sequenziazione genomica, raccogliendo migliaia di campioni biologici in tutto il mondo. Fu nel corso di uno di questi viaggi che, nel sangue di un aborigeno australiano, identificò l’antigene di superficie che caratterizza il virus e che infatti venne chiamato “antigene Australia”. Inizialmente Blumberg trovò scetticismo e fu osteggiato, poiché non era considerato un esperto di epatite, tanto che gli Annals of Internal Medicine rifiutarono di pubblicarne il lavoro, poi riconosciuto e confermato da altri. Negli anni successivi Blumberg contribuì anche alla messa a punto del vaccino che, prevenendo l’infezione e quindi anche la sua cronicizzazione, ha permesso di ridurre anche l’incidenza dei tumori del fegato laddove questa vaccinazione si è diffusa.  «Probabilmente è lo scienziato che ha prevenuto il maggior numero di tumori» ha dichiarato Jonathan Chernoff, direttore scientifico del Fox Chase Cancer Center, dove Blumberg ha condotto la maggior parte dei suoi studi, prima di dedicarsi anche all’antropologia e all’astrofisica, fino a diventare direttore dell’Istituto di astrobiologia della NASA.

http://www.the-scientist.com/news/display/58106/
http://online.wsj.com/article/APa9d3b83fcdc84790bf31a5cd1d1fdd68.html

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Nobel

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Caldo estremo: che cosa si intende con "adattamento"?

vista di area urbana

Temperature record, ondate di calore sempre più letali, e continuiamo a ripeterci che «ci adatteremo». Ma quando si parla di adattamento bisogna fare una distinzione fondamentale, perché climatizzatori, città più verdi, sistemi di allerta e cambiamenti nelle abitudini non sono adattamento biologico. Sono strategie indispensabili di protezione da un ambiente che cambia a una velocità senza precedenti ma, mentre il clima si riscalda nell’arco di pochi decenni, l’evoluzione umana procede in migliaia di anni. Confondere questi due tempi rischia di trasformare una necessità politica e sociale urgente in una pericolosa rassicurazione.

Le temperature record si susseguono, le notti tropicali diventano la norma, le città si trasformano in trappole di calore e gli ospedali registrano un aumento di accessi, ricoveri e decessi legati alle ondate di calore. Eppure, di fronte a questo scenario, una parola continua a essere ripetuta con sorprendente leggerezza: adattamento.

Viene spesso scritto o detto «tranquilli, ci adatteremo»: le città si adatteranno, l'agricoltura si adatterà, le persone si adatteranno.