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Non dimentichiamo Hiroshima e Nagasaki

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6 Agosto 1945, ore 8.15 del mattino: gli Stati Uniti sganciano su Hiroshima “Little Boy”, la bomba ad uranio della potenza esplosiva pari a 15.000 tonnellate di tritolo che all’istante uccide circa 68.000 esseri umani e ne ferisce circa 76.000.

9 Agosto 1945, ore 11.02 del mattino: gli Stati Uniti sganciano su Nagasaki “Fat Man”, la bomba al Plutonio della potenza esplosiva di circa 22.000 tonnellate di tritolo che all’istante uccide circa 38.000 esseri umani e ne ferisce circa 21.000.

L’obiettivo di prima scelta per il secondo bombardamento atomico del Giappone era però Kokura ed il giorno previsto era l’11 Agosto. Il bombardamento fu anticipato al 9 e l’obiettivo cambiato da Kokura a Nagasaki a causa delle condizioni meteorologiche. Sul perché di questo anticipo pesano ancora oggi molti interrogativi, e una delle ipotesi è che se il Giappone si fosse arreso la bomba non avrebbe potuto essere sganciata.

Il Progetto Manhattan era nato per evitare che la Germania nazista potesse essere l’unica nazione in possesso di armi di distruzione di massa. Alla fine del 1944 era già chiaro che la Germania non sarebbe riuscita a costruire bombe a fissione, ma il Progetto Manhattan proseguì il suo corso, anche dopo la capitolazione della Germania nazista (8 Maggio 1945). Nonostante lo scopo per il quale era nato non sussistesse più, nessuno degli scienziati coinvolti nel progetto abbandonò Los Alamos, con una sola eccezione. L’eccezione fu Joseph Rotblat, un giovane e brillante fisico Polacco che era andato a Los Alamos dall’Inghilterra, firmatario del Manifesto Russell-Einstein, co-fondatore delle Conferenze Pugwash e Premio Nobel per la Pace nel 1995.

Allora come oggi l’annientamento degli esseri viventi, la distruzione delle società scherma il tragico con la ragione politica.

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