Arriva il"knowledge-broker"

Tempo di lettura: 3 mins

Il 13 e 14 giugno a Parigi la Rete ERA-ENVHEALTH promuove la Conferenza ‘sharing a vision for environment and health research in Europe’. Negli ultimi quattro anni una rete di 16 partner di dieci paesi hanno condiviso le conoscenze e la progettualità in materia di ambiente e salute, finanziando anche progetti su ambiente e salute nei paesi aderenti, che si sono aggiunti a quelli della UE. Oggi, ancor più di quando è iniziato il lavoro di rete, è indispensabile la collaborazione per aumentare l’efficienza e l’utilizzo della ricerca in Europa. I risultati e le azioni svolte dalla rete su ambiente e salute, così come i principali temi di attualità vengono presentati nei due giorni di lavoro a Parigi.

Nella prima sessione si discute il ruolo dei programmi di ricerca europei nella loro evoluzione. Si tratta di strumenti essenziali per la particolarità del tema affrontato. A livello legislativo e operativo ci si trova infatti in una situazione particolarmente complessa: i paesi membri infatti delegano all’Unione le loro politiche in materia ambientale, ma non quelle in materia sanitaria, creando a volte situazioni paradossali in termini di competenze e portata delle decisioni. E’ allora cruciale da una parte capire chi si occupa del tema in termini politici, e dall’altra chi e come supporta le decisioni con ricerche mirate. I programmi quadro di ricerca europei sono stati fino ad oggi fondamentali, e le azioni che si stanno avviando, chiamate joint action, si basano proprio su collaborazione e massima interrelazione.

Nella seconda sessione vengono presentate le priorità su ambiente e salute a livello europeo, individuate dai partner della Rete ERA-ENVHEALTH con tecniche come l’horizon scanning, a partire dalle realtà di ricerca e politica di ciascun paese, nella prospettiva di massima integrazione ed efficienza degli sforzi comuni. Si tratta di priorità che in ciascun paese vengono presentate ai decisori, e che potrebbero contribuire al meglio alla definizione di una nuova Strategia Europea su Ambiente e Salute. La Strategia del 2003, cui è seguito il Piano di Azione nel 2004, infatti, dovrebbe essere opportunamente aggiornata. Il secondo giorno di conferenza vede una terza sessione che tratta dei complessi legami tra scienza e politica. E’ importante capire come semplificare i risultati senza banalizzarli, rendere le ricerche più ‘utilizzabili’ mirandole al supporto dei decisori pubblici, alla prevenzione, alla valutazione delle azioni in corso per il loro miglioramento. L’obiettivo della discussione è di capire come rendere più produttive per tutti le relazioni, come creare ponti di linguaggio, aprire disponibilità e canali di fiducia reciproca. Si discute di una figura ancora poco nota in Italia, su cui la UE sta puntando però attenzione ed energie, che è il knowledge-broker, chi è capace di far comprendere le conoscenze e le sa collocare al posto giusto sul ‘mercato’, perché vengono usate nel modo giusto, canalizzando al meglio la domanda e l’offerta in diversi contesti. Nella discussione vengono usati casi e portate esperienze concrete dalle quali è possibile imparare molto.

La quarta sessione ospita una discussione aperta sui temi trattati e sulle prospettive, a partire dalle domande di fondo: come mantenere e aumentare l’attenzione sul tema ambiente e salute in Europa? Come può la ricerca contribuire a dare risposta alle preoccupazioni dei cittadini europei in materia di ambiente e salute?

altri articoli

Proteste e salute mentale: il caso di Hong Kong

Secondo un'indagine pubblicata su The Lancet, l’11,2% degli adulti di Hong Kong soffre di sintomi depressivi e il 31,6% manifesta i sintomi del disturbo da stress post-traumatico. L’analisi prende in esame il decennio 2009-19, evidenziando la diversa prevalenza di sintomi depressivi e di PTSD in periodo di pace e durante due ondate di proteste (2014 e 2019) e combinando i risultati con i dati sull’età, l’istruzione e il livello socio-economico del campione.
Nell'immagine: manifestazione del 9 giugno 2019 a Hong Kong. Crediti: Hf9631/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Un’indagine sulla salute mentale della popolazione di Hong Kong nel decennio 2009-2019, pubblicata su The Lancet, ha analizzato la salute mentale dei cittadini e i fattori di rischio associati allo sviluppo di sintomi depressivi e di disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Il quadro che emerge è che a oggi, nell’isola cinese, l’11,2% degli adulti soffre di sintomi depressivi e il 31,6% manifesta i sintomi del disturbo da stress post-traumatico.