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Arriva il"knowledge-broker"

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Il 13 e 14 giugno a Parigi la Rete ERA-ENVHEALTH promuove la Conferenza ‘sharing a vision for environment and health research in Europe’. Negli ultimi quattro anni una rete di 16 partner di dieci paesi hanno condiviso le conoscenze e la progettualità in materia di ambiente e salute, finanziando anche progetti su ambiente e salute nei paesi aderenti, che si sono aggiunti a quelli della UE. Oggi, ancor più di quando è iniziato il lavoro di rete, è indispensabile la collaborazione per aumentare l’efficienza e l’utilizzo della ricerca in Europa. I risultati e le azioni svolte dalla rete su ambiente e salute, così come i principali temi di attualità vengono presentati nei due giorni di lavoro a Parigi.

Nella prima sessione si discute il ruolo dei programmi di ricerca europei nella loro evoluzione. Si tratta di strumenti essenziali per la particolarità del tema affrontato. A livello legislativo e operativo ci si trova infatti in una situazione particolarmente complessa: i paesi membri infatti delegano all’Unione le loro politiche in materia ambientale, ma non quelle in materia sanitaria, creando a volte situazioni paradossali in termini di competenze e portata delle decisioni. E’ allora cruciale da una parte capire chi si occupa del tema in termini politici, e dall’altra chi e come supporta le decisioni con ricerche mirate. I programmi quadro di ricerca europei sono stati fino ad oggi fondamentali, e le azioni che si stanno avviando, chiamate joint action, si basano proprio su collaborazione e massima interrelazione.

Nella seconda sessione vengono presentate le priorità su ambiente e salute a livello europeo, individuate dai partner della Rete ERA-ENVHEALTH con tecniche come l’horizon scanning, a partire dalle realtà di ricerca e politica di ciascun paese, nella prospettiva di massima integrazione ed efficienza degli sforzi comuni. Si tratta di priorità che in ciascun paese vengono presentate ai decisori, e che potrebbero contribuire al meglio alla definizione di una nuova Strategia Europea su Ambiente e Salute. La Strategia del 2003, cui è seguito il Piano di Azione nel 2004, infatti, dovrebbe essere opportunamente aggiornata. Il secondo giorno di conferenza vede una terza sessione che tratta dei complessi legami tra scienza e politica. E’ importante capire come semplificare i risultati senza banalizzarli, rendere le ricerche più ‘utilizzabili’ mirandole al supporto dei decisori pubblici, alla prevenzione, alla valutazione delle azioni in corso per il loro miglioramento. L’obiettivo della discussione è di capire come rendere più produttive per tutti le relazioni, come creare ponti di linguaggio, aprire disponibilità e canali di fiducia reciproca. Si discute di una figura ancora poco nota in Italia, su cui la UE sta puntando però attenzione ed energie, che è il knowledge-broker, chi è capace di far comprendere le conoscenze e le sa collocare al posto giusto sul ‘mercato’, perché vengono usate nel modo giusto, canalizzando al meglio la domanda e l’offerta in diversi contesti. Nella discussione vengono usati casi e portate esperienze concrete dalle quali è possibile imparare molto.

La quarta sessione ospita una discussione aperta sui temi trattati e sulle prospettive, a partire dalle domande di fondo: come mantenere e aumentare l’attenzione sul tema ambiente e salute in Europa? Come può la ricerca contribuire a dare risposta alle preoccupazioni dei cittadini europei in materia di ambiente e salute?

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Caldo: più di un terzo dei decessi sono causati dalle attività umane

L'aumento delle temperature medie durante le stagioni calde è una delle conseguenze del cambiamento climatico. Secondo un recente studio pubblicato su Nature Climate Change, che ha analizzato quasi trent'anni di dati giornalieri su temperatura e mortalità, quasi il 40% delle morti associate al caldo in circa 700 località del mondo tra il 1991 e il 2018 sarebbero state causate dalle attività umane. In termini assoluti, le morti osservate durante le stagioni calde sono state 1 670 000, di cui circa 26 000 causate dal caldo e fra queste quasi 10 000 sarebbero di origine antropica. L'Europa  centrale e meridionale sono le zone più vulnerabili, ma l'impatto del caldo sulla mortalità è notevole anche in paesi meno vulnerabili ma in cui gli effetti del cambiamento climatico sono già molto importanti, come per esempio il Paraguay. Nell'immagine una piazza di Montreal durante l'ondata di calore del 2011. Fonte: Nicolas Longchamps / Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0.

Quasi diecimila morti avvenute durante le stagioni calde tra il 1991 e il 2018 in circa 700 località distribuite in 43 paesi del mondo sarebbero attribuibili all’aumento delle temperature medie causato dall’attività umana, circa lo 0,6% del 1 670 000 decessi registrati in totale e quasi il 40% dei circa 26 000 associati al caldo.