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Tecnologie pubbliche per non dover scegliere tra salute e privacy

La pandemia ci ha mostrato come nel novero dei settori strategici sia necessario inserire quello delle nuove tecnologie e delle infrastrutture che le supportano. Ma ai cittadini non dovrebbe mai essere chiesto di scegliere tra salute e privacy, tra libertà e benessere: tali tecnologie non possono dunque essere nelle mani delle aziende private. È il settore pubblico che dovrebbe investire nei settori chiave della ricerca e muoversi veloce verso lo sviluppo di tecnologie il cui utilizzo sia garantito a tutta la popolazione, valorizzando e potenziando le competenze di università e centri di ricerca pubblici e avendo come faro la trasparenza.
Crediti immagine: Esther Carabasa/Pixabay. Licenza: Pixabay License

È arrivato il momento di ribadire l’importanza che sia il pubblico a garantire i servizi primari ai cittadini e a gestire le strutture e gli strumenti necessari non solo per fronteggiare momenti straordinari come le emergenze, ma anche per sviluppare un benessere diffuso ed equamente distribuito tra la popolazione. Una cosa che la pandemia ci ha “svelato” è che già oggi nel novero dei settori strategici è necessario inserire quello delle nuove tecnologie, insieme alle infrastrutture che le supportano.

L’importanza dello ERC per la ricerca italiana ed europea

I venti componenti del Consiglio scientifico dell'European Research Council (ERC). Dall'ato in basso e da sinistra a destra. Prima riga: Eveline Crone (vicepresidente), Fabio Zeinrmer (vicepresidente) Dame Janet Thornton (vicepresidente), Michael Kramer, Tomas Jungwirth. Seconda riga: Manuel Arellano, Barbara Romanowicz, Andrea Jajszczyk, Geneviève Almouzni, Lene Verstergaard Hau. Terza riga: Ben L.Feringa, Paola Bovolenta, Gerd Gigerenzer, Margaret Buckingham, Kurt Mehlhorn. Quarta riga: Nektarios Tavernarakis, Milena Zic Fuchs, Jesper Svejstrup, Mercedes Garcia-Arenal, Eystein Jansen.

Osservazioni di 300 ricercatori italiani vincitori di finanziamenti ERC a margine delle dimissioni di Mauro Ferrari dalla presidenza dell’ERC

La polemica divampata sui media italiani a seguito delle recenti dimissioni dello scienziato Mauro Ferrari da Presidente dello European Research Council (ERC) tende a dipingere quest’ultimo come un organismo gestito da burocrati europei, che finanzia una ricerca fine a se stessa e avulsa dai problemi della società, primo fra tutti l’attuale drammatica emergenza Covid-19.

AIE: I test per gli anticorpi non sono ancora affidabili

In questi giorni circolano petizioni in diverse parti d’Italia per chiedere una rapida distribuzione dei test sugli anticorpi di Covid. Se il test li trova vuol dire che la persona analizzata ha avuto l'infezione e che può avere la "patente di immunità". 

Questo test sarebbe davvero fondamentale per liberare persone che potrebbero tornare a lavorare. Ma questo tipo di test ancora non esiste, perché il significato degli anticorpi che vengono misurati è ancora da chiarire.

Quando l’eparina è utile per i malati di Covid?

Il 28 marzo è stato pubblicato il più ampio studio retrospettivo finora condotto con l’intento di definire le caratteristiche cliniche e di laboratorio che distinguono chi ha una prognosi infausta da chi ha maggiori possibilità di sopravvivere (la guarigione, nel senso di restitutio ad integrum, come anche l’immunità alla reinfezione, esula da queste prime valutazioni). Lo studio ha selezionato, in due ospedali di Wuhan, i 191 pazienti adulti ricoverati tra dicembre e gennaio che avevano concluso la loro degenza (137 in quanto dimessi e 54 perché deceduti).

Anthony Fauci e l’ingrato mestiere della Cassandra

Anthony Fauci insiene ai suoi collaboratori del Laboratory of Immuoregulation, dei Nationali Institutes of Allergy and Infectious Diseaeses.

Ho incontrato Anthony Fauci vent’anni fa a Durban, Sudafrica, durante la tredicesima Conferenza mondiale sull’AIDS. Già allora il cinquantanovenne Fauci era uno dei protagonisti della lotta all’AIDS, sia dal punto di vista scientifico, sia da quello della sanità pubblica. 

Inquinamento atmosferico e COVID-19

Questo documento è stato redatto dallo Steering Committee del progetto CCM RIAS (Rete Italiana Ambiente e Salute): Carla Ancona1, Paola Angelini2, Lisa Bauleo1, Fabrizio Bianchi3, Lucia Bisceglia4, Ennio Cadum5, Annalaura Carducci6, Maria Luisa Clementi7, Annamaria Colacci8, Aldo Di Benedetto9, Francesco Forastiere10, Ivano Iavarone11, Paola Michelozzi1, Fabrizio Minichilli3, Andrea Ranzi8, Lorenzo Richiardi12

Green New Deal: se non ora quando?

La crisi da Covid-19 è già stata paragonata alla crisi climatica, e il paragone è appropriato. La pandemia però deve anche far accelerare la tanto attesa transizione ecologica: un Green New Deal è ormai inevitabile e la riorganizzazione del paradigma economico dovrà essere pretesa, visto che, ancora una volta, quest'ultimo ha esibito la sua inadeguatezza nel rispondere a non contemplati shock esterni.
Nell'immagine: la parlamentare statunitense Alexandria Ocasio-Cortez di fronte al Campidoglio degli Stati Uniti. Credti: Senate Democrats/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

C’è chi ha già paragonato queste settimane di crisi da Covid-19 alla crisi climatica in atto: è un paragone appropriato. Il ruolo della scienza, della comunicazione e della politica sono pressocché analoghi, se non fosse per la scala dei tempi. La crisi climatica dovrà essere affrontata con la stessa volontà usata per la crisi da coronavirus, perché i poderosi effetti negativi si svilupperebbero su scala annuale e decennale (e non settimanale e mensile come per il virus) rendendo praticamente impossibile rimediare a danno avvenuto.

Smantellare la sanità pubblica è "una ideologia che uccide"

Chi ha scritto “La pandemia ci sta costringendo a capire che non esiste un capitalismo davvero praticabile senza un forte sistema di servizi pubblici e a ripensare completamente il modo in cui produciamo e consumiamo, perché questa pandemia non sarà l’ultima”? L’ha scritto Civiltà Cattolica, la rivista dei Gesuiti, e quindi vicina a Papa Francesco.

Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 10 aprile)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rivela che 98 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita. Mancano all’appello le province di Oristano, Varese, Verbano-Cusio-Ossola, Brindisi, Genova, Imperia, Savona, La Spezia e Barletta-Andria-Trani.