Il nuovo ruolo della tecnologia nella guerra

Il commento del Patto Trasversale per la Scienza sul PNRR e alcuni suggerimenti per permettere alla ricerca italiana di essere finanziata e gestita in modo comparabile alle altre nazioni avanzate.
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Grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), si offre l’opportunità, forse storica, di modificare il sistema del finanziamento della ricerca in Italia, avvicinandolo a quelli dei più importanti paesi occidentali.

Lo sviluppo della tecnologia ha fatto sì che, negli ultimi anni, i satelliti siano diventati uno strumento sempre più importante per l'agricoltura: per esempio, forniscono dati sull'evapotraspirazione e il consumo di acqua, contribuendo a una distribuzione ottimale di acqua e fertilizzanti che non solo migliora i raccolti, ma riduce anche i costi e l'impatto ambientale delle attività agricole.
In questi mesi, la scarsità di precipitazioni e le temperature più alte della media in Italia e in altri paesi europei ha portato a una condizione di siccità della quale, tra gli effetti negativi più immediati e rilevanti, vi sono quelli sull'agricoltura.

Un raccoglitore d’acqua in grado di catturare l’umidità presente nell’atmosfera, grazie a delle “spugne” metallorganiche, per ricavarne acqua potabile sfruttando semplicemente il calore solare: questa è l'idea di alcuni gruppi di ricerca statunitensi, che potrebbe aiutare a mitigare il rischio di stress idrico.
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L’idea è quella di impiegare nuovi materiali metallorganici o MOF (metal-organic framework) per estrarre le molecole d’acqua dall’aria secca del deserto, immagazzinarle e rilasciarle come acqua potabile pulita. Da qui si sono sviluppati negli ultimi anni gli studi condotti parallelamente dal gruppo di ricerca dell’Università di Berkeley in California, guidato da Omar Yaghi, e dal team di Evelyn Wang del MIT. Riuscire a produrre acqua potabile dall’aria del deserto significa essere potenzialmente in grado di combattere la crisi idrica globale.

Secondo il rapporto AIFA 2020, pubblicato a marzo di quest’anno, il consumo di antibiotici in Italia nel 2020 è diminuito del 18,2% rispetto al 2019. Questo calo rappresenta un segnale molto positivo e ha permesso finalmente di raggiungere gli obiettivi fissati dal Piano nazionale per il contrasto all’antimicrobico-resistenza: la riduzione maggiore del 10% del consumo di antibiotici nel periodo 2020-2016. È da sottolineare, tuttavia, che il consumo si è mantenuto sopra la media europea sia in ambito territoriale che ospedaliero, così come restano elevate le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici.
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Il consumo di antibiotici in Italia nel 2020 è diminuito del 18,2% rispetto all’anno precedente. Il calo investe in proporzioni diverse tutte le Regioni del Paese – in cui persiste un’ampia variabilità segnata dal minore consumo nelle regioni del Nord rispetto a quelle del Centro e del Sud – e che interessa sia l’assistenza convenzionata, ovvero gli antibiotici distribuiti da farmacie pubbliche e private, sia le strutture ospedaliere.
La lettera aperta degli scienziati russi di forte opposizione alla drammatica invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito del loro paese, ci offre uno spaccato dell’iperbole cognitiva che questa aggressione militare sta comportando.

Numerosi trattati hanno abolito l’uso delle armi chimiche e biologiche, ma la Russia non ha mai realmente smesso di produrle e usarle. Se dovessero essere impiegate nel conflitto con l'Ucraina, questo sarebbe visto come il superamento di una “Red Line” riconosciuta a livello internazionale, spingendo l'Occidente a prendere un'azione decisiva e probabilmente a reagire con la forza.
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Il conflitto in Ucraina sembra solo accelerare, con innumerevoli perdite umane da entrambe le parti. Nel tentativo di completare questa invasione il più rapidamente possibile, la Russia ha già incominciato ad usare armamenti più distruttivi, come l'uso di bombe a vuoto (bombe termobariche o bombe a implosione). Se Putin vuole portare a termine il lavoro velocemente, allora le armi chimiche e biologiche possono essere un'opzione particolarmente “attraente”.