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Il killer ha un complice

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Ad armare la mano del gene responsabile di circa la metà dei casi clinici di sindrome del QT lungo, chiamato KCNQ1, è un altro gene, in sigla KCNQ1. La diversa penetranza del primo dipende infatti, almeno in parte, dalla presenza di varianti comuni dell'altro, che nelle persone normali inducono solo un lieve e ininfluente allungamento dell'intervallo QT all'elettrocardiogramma, ma che insieme ai difetti del primo fanno raddoppiare il rischio di sincope e morte improvvisa.

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Un appello pro staminali

La Canadian Stem Cell Foundation ha appena redatto una Carta che difende il diritto a ricercare liberamente sulle cellule staminali riconoscendone il potenziale terapeutico. Da un lato, Barack Obama ha parzialmente liberalizzato l'uso di queste cellule, consentendo di utilizzare fondi federali per il loro studio ma non per la loro derivazione. Questa limitazione ha una spiegazione legal/burocratica, in quanto non è certo che un semplice decreto del Presidente possa annullare una legge dello stato (la legge Dickey-Wicker), che attualmente impedisce l'uso di fondi federali per ricerche su embrioni umani da cui necessariamente le CSEh devono essere derivate. A loro volta, i National Institutes of Health hanno emanato “linee guida” per il loro utilizzo. Sono segnali importanti di rilancio per questa nuova branca della medicina.

Stanchezza virale

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Dietro alla misteriosa sindrome dell'affaticamento cronico ci sarebbe un virus. Ma il condizionale è d'obbligo perché molti esperti hanno manifestato qualche perplessità anche di natura metodologica sulla scoperta di Judy Mikovits, del Whittemore Peterson Institute for Neuro-ImmuneDisease di Reno, in Nevada, secondo cui la malattia dipenderebbe da un retrovirus di origine murina, implicato anche in alcune forme aggressive di carcinoma della prostata.

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Italia fanalino di coda

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Le Università italiane non escono bene dalla nuova classifica delle università messa a punto dal Times Education Supplement. Vince Harvard, ma seguita da più atenei anglosassoni e asiatici delle precedente edizione, rispetto alla quale gli USA perdono qualche posizione. La prima delle italiane, l'Alma Mater di Bologna, è 175esima, LA Sapienza 205esima. Un flop, insomma, che ha fato dire al ministr Gelmini che il ranking conferma la necessità di porre mano a una riforma dell'università in Italia.

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