La sfida delle materie prime critiche per la transizione energetica

Le materie prime critiche sono fondamentali per la transizione energetica. L'articolo di Riccardo Lo Bue analizza l'Energy Technology Perspectives 2023 dell'Agenzia internazionale dell'energia (IEA), da cui emerge che entro il 2030 la domanda di ciascuno dei cinque minerali critici aumenterà da 1,5 a 7 volte. Il problema è che, con gli investimenti attuali, l’attività estrattiva sarà ancora al di sotto del fabbisogno. Inoltre, l’attività estrattiva rimane concentrata nelle mani di pochi paesi. Un aiuto potrebbe arrivare dall’innovazione e dal riciclaggio che riducono la domanda di nuove materie prime e la dipendenza dai paesi produttori. L’UE è particolarmente vulnerabile e il 16 marzo la Commissione europea ha proposto l'European Critical Raw Materials Act per assicurare una catena di fornitura delle materie prime strategiche sostenibile e sicura.
Immagine: la salina di Uyuni in Bolivia, una delle più grandi riserve di litio conosciute al mondo (foto di Alexander Schimmeck su Unsplash).
Le materie prime critiche sono quei materiali di importanza strategica dal punto di vista economico e caratterizzate allo stesso tempo da un alto rischio di interruzione della fornitura.
Per la realizzazione delle turbine eoliche, delle batterie per veicoli elettrici, delle reti elettriche e di altre infrastrutture necessarie per la transizione energetica, oltre ad acciaio, cemento, plastica e alluminio, servono in particolare cinque materie prime critiche: litio, cobalto, nichel, rame e neodimio.








