fbpx Passo d'elefante | Page 8 | Scienza in rete

Passo d'elefante

Read time: 2 mins

Sapere come classificare il passo di un elefante che ti sta caricando è certo l'ultima delle preoccupazioni, ma questo non toglie che dal punto di vista scientifico possa essere un problema molto interessante. Un problema, però, che non è affatto di semplice soluzione, come testimonia lo studio compiuto da un team di ricercatori coordinati da Joakim Genin appena pubblicato su JEB (Journal of Experimental Biology).

Precedenti analisi dei parametri biomeccanici avevano portato altri ricercatori a concludere che alla loro massima velocità gli elefanti muovono le zampe anteriori come se andassero al passo e quelle posteriori con un tipico movimento di trotto. Le nuove accurate misurazioni eseguite dal team di Genin su un campione di 34 elefanti dell'Elephant Conservation Centre in Tailandia, però, ribaltano quelle conclusioni.

Oltre a lasciarci con un lecito dubbio sulla reale classificazione del passo di carica di un elefante, il nuovo studio sottolinea una particolarità davvero curiosa di questi pachidermi. Il loro moto, infatti, risulta essere tra quelli più economici, con un costo energetico pari a un terzo di quello del moto umano e un trentesimo di quello di un topo. La spiegazione è nelle ridottissime oscillazioni del loro centro di massa, diretta conseguenza del fatto che, mediamente, nel loro cammino gli elefanti mantengono appoggiate al suolo due zampe.

ScienceNow: http://sciencenow.sciencemag.org/cgi/content/full/2010/212/1
JEB: http://jeb.biologists.org/cgi/content/abstract/213/5/694

Autori: 
Sezioni: 
Luoghi: 
Zoologia

prossimo articolo

Dentro la stanza ginecologica: perché il design è anche una questione di salute

ginecologo con speculum in mano

E se la visita ginecologica non fosse un rituale immutabile, ma una scena da riscrivere? Nel suo saggio "La sedia del sadico", Chiara Alessi mostra come strumenti e spazi medici riflettano gerarchie e standard costruiti sul corpo maschile, contribuendo al disagio di molte pazienti. Ripensare design, ruoli e prospettive non è solo una questione simbolica: può trasformare l’esperienza della cura e migliorare l’accesso alla salute.

Immaginate di essere nello studio del vostro ginecologo o della vostra ginecologa.  L’esperienza è condizionata dagli oggetti che si trovano nella stanza ginecologica. C’è una differenza, però, rispetto al solito: infatti non siete lì in quanto paziente ma siete voi stesse la figura medica. Per una volta avete il potere e il privilegio di decidere: cosa cambiereste di questo ambiente per sentirvi più a vostro agio durante la visita?