fbpx Troppo cibo in pattumiera | Page 5 | Scienza in rete

Troppo cibo in pattumiera

Primary tabs

Read time: 1 min

Mentre gli americani smaltiscono il cenone di Thanksgiving, una notizia dovrebbe turbare le loro coscienze. Il 40 per cento delle calorie disponibili negli Stati Uniti viene sprecata. Meglio così, si potrebbe dire, pensando all’epidemia di obesità che affligge quel paese, ma certamente non considerando le necessità dell’altra metà del mondo e l’impatto ambientale del fenomeno. Per calcolare questo valore Kevin Hall, fisiologo del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases di Bethesda, non si è basato sulle interviste ai cittadini, inevitabilmente inattendibili, né sull’analisi della spazzatura, necessariamente limitata a piccole aree, ma ha fatto un curioso calcolo: basandosi sul peso medio degli americani tra il 1974 e il 2003, ha dedotto quante calorie dovevano essere state consumate in questo periodo, assumendo in maniera conservativa che il dispendio energetico legato all’attività fisica si mantenesse costante (anche se probabilmente è addirittura diminuito). Hanno poi confrontato questo dato con quello del cibo disponibile per i consumatori statunitensi comunicato dal governo alla FAO: la differenza è la quantità che è andata perduta. Nel 2003, ognuno aveva in media a disposizione ogni giorno 3.750 calorie e ne consumava 2.300: il resto finiva in pattumiera. Il 50 per cento in più del valore calcolato per il 1974 e il 27 per cento in più della quota calcolata dal Dipartimento dell’agricoltura sulla base delle interviste rivolte ai consumatori.

PLoS One pubblicato online il 25 novembre 2009

Autori: 
Sezioni: 
Canali: 
Indice: 
USA

prossimo articolo

Nepal, quando una montagna diventa un’alluvione

Dal collasso di roccia e ghiaccio sul Langtang Lirung alla piena catastrofica: che cosa sappiamo, che cosa resta incerto e che ruolo può avere avuto il riscaldamento dell’alta montagna. E sopratutto cosa fare per capire meglio e anticipare immani catastrofi come questa. Ne scrive Giorgio Vacchiano.
Immagine satellitare dell'area interessata dall'alluvione, da USGS EarthExplorer, https://earthexplorer.usgs.gov/

Il disastro che il 26 agosto 2026 ha colpito il Nepal e il Tibet non è stato una normale alluvione provocata semplicemente da precipitazioni estreme, e nemmeno, propriamente, il solo “crollo di un ghiacciaio”. Le evidenze disponibili indicano una catena di processi iniziata oltre cinquemila metri di quota con il cedimento congiunto di roccia e ghiaccio sul versante settentrionale del Langtang Lirung.