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Processo ai sismologi: ecco i motivi della sentenza.

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A tre mesi di distanza dalla sentenza che ha chiuso il processo de L'Aquila con la condanna a sei anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni colpose per i sette componenti della Commissione Grandi Rischi (sei esperti e il vice direttore della Protezione Civile, Bernardo de Bernardinis) il Tribunale ha reso pubblico un documento di oltre 900 pagine con le motivazioni della condanna. Il documento unico del giudice Marco Billi ruota principalmente attorno al concetto di prevenzione, allargando le tesi contenute nella requisitoria dei pubblici ministeri. Billi sostiene che gli esperti fecero “valutazioni assolutamente approssimative, generiche e inefficaci in relazione ai doveri di previsione e prevenzione”.

"Nel capo di imputazione, infatti - si legge a pag72 - il P.M. non contesta agli imputati la mancata previsione del terremoto, la mancata evacuazione della città di L’Aquila o la mancata promulgazione di uno stato di allarme, ma addebita agli imputati la violazione di specifici obblighi in tema di valutazione, previsione e prevenzione del rischio sismico disciplinati dalla vigente normativa."

A questo proposito, vengono anche ricordate le parole dell'assessore alla Protezione Civile regionale Daniela Stati, con cui ringraziava i sismologi per non aver allarmato la cittadinanza: “Grazie per queste vostre affermazioni che mi permettono di andare a rassicurare la popolazione attraverso i media che incontreremo in conferenza stampa”. E infatti, un elemento determinante durante i giorni che hanno precedeuto il sisma del 6 aprile 2009 è stato l'atteggiamento mediatico dei responsabili coinvolti nella gestione degli eventi: "Gravi profili di colpa si ravvisano nell'adesione, colpevole e acritica, alla volontà del capo del Dipartimento della Protezione Civile di fare una 'operazione mediatica' che si è concretizzata nell'eliminazione dei filtri normativamente imposti tra la Commissione Grandi Rischi e la popolazione aquilana. Tale comunicazione diretta, favorita dall'autorevolezza della fonte, ha amplificato l'efficacia rassicurante del messaggio trasmesso, producendo effetti devastanti sulle abitudini cautelari tradizionalmente seguite dalle vittime e incidendo profondamente sui processi motivazionali delle stesse". "Dalla condotta colposa degli imputati è derivato un inequivoco effetto rassicurante".

In definitiva, il documento del tribunale, spiega che, secondo la sentenza, gli scienziati avrebbero avuto gli strumenti sapere ciò che stava per accadere ma avrebbero evitato di comunicare adeguatamente il rischio.
Nonostante il terremoto de L'Aquila abbia dimostrato, ancora una volta, che ci sia un problema legato all'incapacità di gestire in tempi lunghi le informazioni relative al rischio sismico, l'attenzione è stata focalizzata su un improbabile previsione degli eventi sismici a breve termine, sottovalutando, inoltre, l'importanza della prevenzione attraverso la messa in sicurezza degli edifici ("I Comuni italiani, quasi tutti caratterizzati da estesi centri storici risalenti nei secoli, richiederebbero, per rafforzare le costruzioni esistenti e migliorare la loro capacità di resistere al terremoto, risorse fnanziarie talmente ingenti da risultare concretamente indisponibili").

Qui è possibile consultare la versione integrale del documento.

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L'Aquila
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