L'analisi accurata della radiazione cosmica di fondo ha permesso a un team internazionale di scoprire la presenza di 10 ammassi di galassie finora sfuggiti all'osservazione.
Per l'importante scoperta è stata fondamentale la capacità osservativa del telescopio ACT (Atacama Cosmology Telescope), uno strumento di 6 metri progettato per catturare la radiazione millimetrica. La collocazione a oltre 5000 metri di quota nel deserto cileno di Atacama, infatti, gli permette di evitare l'azione di filtro che il vapore acqueo esercita per quel tipo di radiazione.
I ricercatori sono riusciti a individuare le tracce dei 10 ammassi di galassie sfruttando un fenomeno fisico predetto 40 anni fa da Rashid Sunyaev e Yakov Zel'dovich. Secondo questo fenomeno, battezzato effetto S-Z, la radiazione cosmica di fondo viene in qualche modo distorta dalla presenza del gas caldo che pervade gli ammassi di galassie.
Solitamente si nota la traccia dell'effetto S-Z osservando in direzione di ammassi di galassie noti. In questo caso, però, si è seguita la procedura inversa. Gli astronomi, infatti, hanno individuato grazie ad ACT le distorsioni della radiazione cosmica di fondo e da questa presenza hanno potuto risalire agli ammassi di galassie che finora non erano ancora stati rilevati. La scoperta, pubblicata su Astrophysical Journal, non è un colpo di fortuna, ma il frutto di una accurata e metodica osservazione del cielo meridionale iniziata nel 2008, appena qualche mese dopo l'entrata in servizio di ACT.
Galassie emergono dall'ombra
Primary tabs
prossimo articolo
Fine vita: fare leggi è meglio che costruire macchine

Quando il parlamento non legifera su questioni etiche controverse, il conflitto si sposta nei tribunali e nei laboratori. Lo dimostra il paradosso del dispositivo costruito dal CNR (e negato) per consentire il suicidio assistito, mentre la Francia risolve liberando finalmente una legge sul suicidio assistito.
In copertina: Palazzo Borbone, sede dell'Assemblea nazionale francese. Crediti: Mtzb/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 3.0
Ci sono voluti due anni, di sofferenze fisiche e psicologiche, una questione di legittimità costituzionale, un'ordinanza della Consulta, un mandato del Tribunale di Firenze e un prototipo costruito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche perché una donna di cinquantacinque anni, paralizzata dal collo in giù da una sclerosi multipla, potesse esercitare un diritto che la Corte costituzionale le aveva riconosciuto nel 2019. Libera, il nome di fantasia che si era scelta, è morta a casa sua il 25 marzo, attivando con lo sguardo una pompa infusionale.