Basta con le lezioni frontali di un'ora e più. Basta con le lavagne piene di formule e gli studenti chimi a prendere appunti. Dopo anni di sperimentazioni e di discussioni al Dipartimento di fisica del MIT di Boston la lezione cambia forma. La lezione coinvolgerà piccoli gruppi, sarà collaborativa e interattiva, sarà soprattutto hands-on, sperimentale e coinvolgente, centrata sullo studente. Il metodo didattico, sostengono al MIT, deve abbandonare l'approccio top-down ottocentesco e seguire la pratica di ricerca, il modo di lavorare e di apprendere in laboratorio. Altre università negli Stati Uniti stanno adottando una simile strategia, che modifica profondamente il modo di insegnare. Ma molti sono i critici del nuovo metodo. Tra i più intransigenti, a quanto pare, ci sono gli studenti.
Boston manda in soffitta la lavagna
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Universalità, equità e uguaglianza: sono questi i tre pilastri su cui poggia il nostro Servizio sanitario nazionale, fondato nel 1978. Negli ultimi anni, tuttavia, questo modello si è progressivamente allontanato dalla sua ispirazione originaria, scivolando verso una logica puramente prestazionale. Sulla carta, la salute è ancora un diritto di tutti, nei fatti, sta diventando un lusso per pochi. Foto di John Moeses Bauan su Unsplash
Immaginate di dover scegliere, arrivati a metà mese, se riempire il carrello della spesa o andare in farmacia a ritirare l’antibiotico per vostro figlio. O di dover rinunciare a quella visita cardiologica che aspettate da mesi perché l’alternativa pubblica ha una lista d’attesa di un anno e quella privata costa quanto mezza bolletta della luce. Questa è la quotidianità per i quasi 6 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta, con un trend in costante aumento nell’ultimo decennio (Istat).