SuperB factory, ammaina bandiera?

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Si chiama SuperB factory, avrebbe dovuto produrre una grande quantità di particelle elementari, chiamate mesoni B pesanti, in un acceleratore circolare da 1,3 chilometri di circonferenza nel sottosuolo nei pressi dell’università Tor Vergata a Roma ed era uno dei dodici “progetti bandiera” del Ministero della Ricerca. Ma due giorni fa il ministro Francesco Profumo ha chiesto di ammainarlo. Costa troppo. Non possiamo permettercelo. 

Tuttavia, assicura il ministro, l’ammaina bandiera non sarà completo. Un progetto di grande fisica resterà in piedi. Occorre vedere quale. Sia la comunità scientifica a decidere.

Ma conviene andare con ordine. Alla fine del 2010, nel corso della gestione Gelmini del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), sono stati individuati quattordici “progetti bandiera” – ovvero 14 progetti di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico di importanza strategica – che gli Enti pubblici di ricerca italiani dovranno realizzare nei prossimi anni. I “progetti bandiera”, approvati dal CIPE e dunque finanziati, vogliono rappresentare «un nuovo approccio alla sviluppo della ricerca e dell’attrattività del sistema paese». 

Uno dei 14 progetti, forse il più importante, è la realizzazione della SuperB Factory «per la produzione di coppie di quark pesanti, detti quark Bottom o quark Charm, con intensità cento volte maggiori a quelle raggiunte finora nel mondo». Si tratta di un acceleratore di elettroni e positroni di nuova generazione che ha una doppia missione: servire alla ricerca fondamentale e, insieme, alla ricerca applicata. La macchina dovrebbe essere realizzata nel sottosuolo dell’Università Tor Vergata di Roma. E il suo obiettivo principale è la produzione intensiva di mesoni B pesanti (mesoni formati da due quark pesanti). In soldoni la factory romana dovrebbe produrre queste particelle in quantità cento volte maggiore alla somma dei mesoni B generati nelle factories dell’esperimento BaBar presso lo SLAC National Accelerator Laboratory di Melo Park, in California (chiuso nel 2008), e dell’esperimento Belle che si sta realizzando presso l’acceleratore KEKB di Tsukuba in Giappone. È una grande sfida a livello mondiale e, infatti, il progetto SuperB factory nasce come progetto internazionale, di cui l’Italia è il capofila, attraverso l’INFN che lo sovraintende e il Cabibbolab che lo realizza. Il costo preventivato del progetto, da realizzare in sei anni, era di circa 600 milioni di euro. La quota italiana, approvata dal CIPE, è di 250 milioni di euro: più o meno il 40%. 

Tuttavia, due novità sono venute a intralciare l’operazione.
Da un lato la difficoltà a trovare partner internazionali disponibili a coprire i 350 milioni di euro restanti (in genere, il capofila di un progetto scientifico internazionale garantisce una copertura del finanziamento in ragione del 60 o 70% del totale). Inoltre una commissione, a sua volta internazionale, che ha realizzato la cosiddetta costing review, l’analisi dei costi, ha stabilito che per realizzare il progetto così com’è occorrerebbero 1.000 milioni di euro. 
È a questo punto che è intervenuto il ministro Profumo. Il governo italiano garantisce 250 milioni di euro, ma non di più. Per cui il progetto non può essere realizzato. A questo punto ha detto il ministro, convocando i vertici dell’INFN e quelli del Cabibbolab, decidete voi cosa fare. O ridimensionate il progetto o lo cambiate.

L’INFN, cui spetta la decisione, deciderà nei prossimi giorni. Tenendo conto, tuttavia, che cambiare un progetto già finanziato dal CIPE potrebbe prevedere dei passaggi parlamentari. E andare in Parlamento agli sgoccioli di legislatura potrebbe significare rimandare le cose alle calende greche. 

Roberto Petronzio, direttore del Cabibbolab, sostiene che la soluzione migliore, da ogni punto di vista, sarebbe costruire una macchina di minore energia (da 4 GeV invece che da 10 GeV) con circa 250 milioni di euro. Questa scelta avrebbe una serie di vantaggi. Il primo è che si potrebbe continuare in un progetto già avviato e non crearne uno ex novo. Il secondo è che non avrebbe bisogno di nuove autorizzazioni, perché la macchina, per così dire, meno potente è uno stadio già previsto del progetto maggiore. Non avrebbe bisogno di dilatare i tempi di costruzione e, dunque, non perderebbe la sua competitività scientifica. Infine potrebbe fare sia buona fisica fondamentale, come testare la cosiddetta violazione del sapore leptonico (lepton flavor violation), sia buona fisica applicata.

Entro una decina di giorni al massimo, sostiene Petronzio, si potrà avere una solida analisi dei costi. Ma a decidere è l’INFN. E il ministro ha lasciato all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare tutte le opzioni aperte, col solo vincolo insuperabile dei 250 milioni di euro. In una dichiarazione rilasciata a Nature, anche il presidente dell’INFN, Fernando Ferroni, sembra caldeggiare questa soluzione che prevede un ridimensionamento, non un abbandono del progetto iniziale.


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Grazie, Obama!

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E’ giunta al termine una Presidenza, quella di Barack Obama, che lascerà il segno negli USA. Un segno importante nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, in un Paese che negli ultimi 80 anni è stato all’avanguardia nella scienza e nella tecnologia.

Durante i suoi due mandati alla Casa Bianca, Obama ha fortemente enfatizzato la visione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica come uno dei pilastri della leadership degli USA nel mondo. E ha effettuato, a sostegno, gesti significativi - come ricevere alla Casa Bianca Emily Whitehead, bimba di 6 anni guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche - e scelte finanziarie anche coraggiose. Ad esempio, investendo miliardi di dollari per favorire la ricerca, attraverso finanziamenti competitivi, nel momento di più profonda crisi finanziaria. Andando, quindi, controtendenza.

Emily Whitehead, la bambina di 6 anni, guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche, ricevuta alla casa Bianca da Obama. Di fianco, la... giustifica per l'assenza da scuola

Questa mia percezione è stata confermata anche da alcuni amici, membri della National Academy, che hanno avuto modo di incontrare l’ormai ex Presidente USA personalmente.

Vale la pena ricordare le ultime due iniziative di Obama in questi ambiti. La prima è la Medicina di Precisione, che Obama ha non solo indicato come frontiera, ma anche concretamente sostenuto. Si tratta di una visione della medicina che incrocia le caratteristiche genetiche dell’individuo, lo stile di vita e l’ambiente in cui vive, e che utilizza i progressi della genomica per identificare strategie preventive e terapeutiche più efficaci e personalizzate. Una sfida che richiede l’integrazione di competenze diverse - medici, medici-ricercatori, ricercatori preclinici, tecnologie avanzate - al servizio del paziente. La “Precision Medicine Initiative” di Obama, annunciata nel 2015, ha visto un investimento di 215 milioni di dollari nel 2016: nel giro di poco tempo, dunque, si è passati da un annuncio di visione all’implementazione di azioni a sostegno.

La seconda iniziativa è l’operazione “Moonshot”, balzo sulla luna, per accelerare la ricerca sul cancro e trovare nuove cure per questa malattia che rappresenta, appunto, la luna da conquistare grazie all’avanzamento delle conoscenze, significativo negli ultimi 30 anni, ad esempio nel settore dell’immunologia e immunoterapia. Al lancio del Cancer Moonshot, sono seguiti una serie di finanziamenti e di azioni concrete, guidate dal vicepresidente Joe Biden, mirate non solo a rendere disponibili per i pazienti nuove terapie, ma anche a migliorare la capacità di prevenire il cancro e diagnosticarlo in fase precoce. E’ stata inoltre creata una task force di esperti, composta da alcuni dei migliori cervelli degli USA, che ha indicato le nuove sfide del settore ed una serie di azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo Cancer Moonshot.

L’eredità che lascia Obama, dunque, dal punto di vista della ricerca scientifica per la salute è un’eredità di visione e di scelte - coerenti per contenuto e tempistica - mirate a realizzarla concretamente. Ci auguriamo che le prossime amministrazioni negli USA continuino sulla stessa linea. Per il bene di tutti.

Questa riflessione sulle scelte della presidenza Obama non può non farci interrogare su quanto accade nel nostro Paese. L’orizzonte tracciato negli USA è quello in cui dobbiamo muoverci anche noi. Per ora, siamo purtroppo sostanzialmente fermi al palo, ma non è troppo tardi: abbiamo un patrimonio di risorse intellettuali e di passione, nei nostri giovani, che ci consentirebbe al di fare un “moonshot” sul cancro e, più in generale, sulla ricerca scientifica. Dobbiamo quindi raccogliere la sfida che Obama ha lanciato: visione, scelte e sostegno economico alla ricerca. Per il futuro del nostro Paese.

Pubblicato su La stampa il 15/1/2017.