Energia della Natura

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Titolo: 
Energia della Natura
2011
Anteprima: 
Dai dati statistici dell’Eurobarometer 2009 si desume che la principale preoccupazione dei cittadini europei sia la povertà a livello globale, insieme alla mancanza di cibo e acqua da bere (69% degli intervistati), cui segue quella per i cambiamenti climatici (47%).

Dai dati statistici dell’Eurobarometer 2009 si desume che la principale preoccupazione dei cittadini europei sia la povertà a livello globale, insieme alla mancanza di cibo e acqua da bere (69% degli intervistati), cui segue quella per i cambiamenti climatici (47%). A pensarci bene, i due problemi si potrebbero collegare e, con buona volontà, essere affrontati insieme. Certo, le disuguaglianze fra gli abitanti del pianeta hanno cause varie e complesse, ma occorre chiedersi se il nostro benessere non sia, in qualche misura, pagato anche dai poveri che vivono nel Sud del mondo e se l’abbondanza di energia a basso prezzo che finora l’ha alimentato, non entri in questo circuito. Anche per quanto riguarda i cambiamenti climatici può valere un discorso analogo. Se, come pensa la maggior parte degli esperti, l’uso dei combustibili fossili per ricavarne energia vi contribuisce in maniera non trascurabile, ecco che si ritorna alla prima questione. Ben venga quindi una mostra, come quella allestita presso l’Istituto Tecnico Industriale Statale “G. Marconi” di Forlì, che tenta di rispondere alle seguenti domande:

  • Si può risolvere il problema di richiesta di energia e diminuire le disuguaglianze?
  • I combustibili fossili e l’uranio per l’energia nucleare finiranno?
  • Quali danni stiamo provocando?
  • Quali sono le proposte?
  • E se fossimo più responsabili?

Promossa dal Comune di Forlì, insieme a Romagna Innovazione, WWF locale, il citato ITIS e sapientemente curata da Sergio Flamigni, è aperta dal 18 marzo u.s. e s’intitola “Energia della Natura”.  Andrebbe visitata non solo dai più giovani, ai quali è innanzitutto destinata e per i quali prevede attività didattiche, ma anche da chiunque desideri gettare uno sguardo d’insieme sul vasto mondo delle risorse, delle tecnologie e degli usi dell’energia. Può essere utile per integrare e amalgamare conoscenze altrimenti frammentarie, consolidare quelle acquisite sui banchi di scuola e trovare una risposta documentata alle domande di cui sopra.  Il Curatore è stato affiancato da un Comitato Scientifico di cui fa parte anche Vincenzo Balzani, il chimico che è impegnato da anni sul fronte delle energie rinnovabili, del risparmio energetico e soprattutto dell’energia solare.

Lungo il percorso espositivo si trovano svariati oggetti, attrezzi, macchine e simulatori ben ordinati e sinteticamente descritti, che offrono al visitatore la sensazione di ripercorrere un viaggio nel tempo e rivivere le tappe di un’evoluzione affascinante e dai risultati a dir poco stupefacenti. Una serie di pannelli collocati nei punti strategici e scritti in modo chiaro e comprensibile, illustra i temi della mostra lungo il percorso che si snoda in diciotto tappe. Si parte, giustamente, da un “ripasso” dei concetti di energia, lavoro e potenza, con una breve descrizione delle principali forme: meccanica, radiante e luminosa, elettrica, chimica e nucleare.  Si prosegue attraverso le testimonianze del passato con gli strumenti che sfruttavano soltanto l’energia muscolare degli uomini e degli animali fino a quando non s’imparò, finalmente, a utilizzare quelle naturali, dal vento, all’acqua, alla legna da ardere. L’antico aratro e la macina manuale in pietra di provenienza africana testimoniano di pesanti fatiche per procurarsi il pane quotidiano che oggi, per troppa gente, è diventato oggetto di spreco. L’inizio dello sfruttamento dei combustibili fossili e soprattutto la rilevanza  del ruolo del carbone nella prima Rivoluzione industriale e nello sviluppo delle macchine a vapore è documentato in maniera efficace. Modellini che sono veri e propri capolavori di manualità, espressione di un “ben fare” di cui si sta perdendo traccia, quasi inteneriscono con i loro dettagli. Dopo una tappa dedicata al trasporto dell’energia e all’energia per i trasporti, con un vero e proprio motore aereonautico in bella vista per la gioia dei più piccoli e non solo, si passa agli usi dell’energia nei  diversi settori (industria, agricoltura, casa, illuminazione, informazione e armamenti).  Non si potevano trascurare i rifiuti e la loro gestione, così eccoci alla descrizione di processi come il riciclaggio, il compostaggio e il trattamento di quelli indifferenziati.  Una tappa dedicata alla termodinamica,  con una snella spiegazione del primo e secondo principio e relative conseguenze pratiche, è affiancata da un’altra che descrive la distribuzione dell’energia nel mondo e lo squilibrio negli accessi e nei consumi. La parte finale  è introdotta dai dati sul declino delle fonti non rinnovabili, sugli effetti collaterali del loro impiego e da una esauriente spiegazione sugli impianti per fonti rinnovabili, coadiuvata da apparecchiature prestate da aziende del settore. Si parla di centrali fotovoltaiche, pannelli solari, impianti geotermici ed eolici, mini-impianti idroelettrici e a biomasse. Un elenco ragionato dei miti da sfatare, affiancato a un altro con le azioni chiave per ridurre l’impronta ecologica individuale chiudono la mostra. I risultati di tanto lodevole impegno si vedranno ma, già da ora, l’esuberante interesse di tanti ragazzi della scuola primaria per gli oggetti esposti fa ben sperare in un futuro più sostenibile.

Le foto della mostra sono di Sergio Flamigni

Per saperne di più:
http://ec.europa.eu/public_opinion/index_fr.htm
Armaroli N., Balzani V., Energia per l’astronave Terra, Zanichelli, Bologna, 2008

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Grazie, Obama!

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E’ giunta al termine una Presidenza, quella di Barack Obama, che lascerà il segno negli USA. Un segno importante nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, in un Paese che negli ultimi 80 anni è stato all’avanguardia nella scienza e nella tecnologia.

Durante i suoi due mandati alla Casa Bianca, Obama ha fortemente enfatizzato la visione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica come uno dei pilastri della leadership degli USA nel mondo. E ha effettuato, a sostegno, gesti significativi - come ricevere alla Casa Bianca Emily Whitehead, bimba di 6 anni guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche - e scelte finanziarie anche coraggiose. Ad esempio, investendo miliardi di dollari per favorire la ricerca, attraverso finanziamenti competitivi, nel momento di più profonda crisi finanziaria. Andando, quindi, controtendenza.

Emily Whitehead, la bambina di 6 anni, guarita dalla leucemia grazie alle nuove terapie immunologiche, ricevuta alla casa Bianca da Obama. Di fianco, la... giustifica per l'assenza da scuola

Questa mia percezione è stata confermata anche da alcuni amici, membri della National Academy, che hanno avuto modo di incontrare l’ormai ex Presidente USA personalmente.

Vale la pena ricordare le ultime due iniziative di Obama in questi ambiti. La prima è la Medicina di Precisione, che Obama ha non solo indicato come frontiera, ma anche concretamente sostenuto. Si tratta di una visione della medicina che incrocia le caratteristiche genetiche dell’individuo, lo stile di vita e l’ambiente in cui vive, e che utilizza i progressi della genomica per identificare strategie preventive e terapeutiche più efficaci e personalizzate. Una sfida che richiede l’integrazione di competenze diverse - medici, medici-ricercatori, ricercatori preclinici, tecnologie avanzate - al servizio del paziente. La “Precision Medicine Initiative” di Obama, annunciata nel 2015, ha visto un investimento di 215 milioni di dollari nel 2016: nel giro di poco tempo, dunque, si è passati da un annuncio di visione all’implementazione di azioni a sostegno.

La seconda iniziativa è l’operazione “Moonshot”, balzo sulla luna, per accelerare la ricerca sul cancro e trovare nuove cure per questa malattia che rappresenta, appunto, la luna da conquistare grazie all’avanzamento delle conoscenze, significativo negli ultimi 30 anni, ad esempio nel settore dell’immunologia e immunoterapia. Al lancio del Cancer Moonshot, sono seguiti una serie di finanziamenti e di azioni concrete, guidate dal vicepresidente Joe Biden, mirate non solo a rendere disponibili per i pazienti nuove terapie, ma anche a migliorare la capacità di prevenire il cancro e diagnosticarlo in fase precoce. E’ stata inoltre creata una task force di esperti, composta da alcuni dei migliori cervelli degli USA, che ha indicato le nuove sfide del settore ed una serie di azioni da intraprendere per raggiungere l’obiettivo Cancer Moonshot.

L’eredità che lascia Obama, dunque, dal punto di vista della ricerca scientifica per la salute è un’eredità di visione e di scelte - coerenti per contenuto e tempistica - mirate a realizzarla concretamente. Ci auguriamo che le prossime amministrazioni negli USA continuino sulla stessa linea. Per il bene di tutti.

Questa riflessione sulle scelte della presidenza Obama non può non farci interrogare su quanto accade nel nostro Paese. L’orizzonte tracciato negli USA è quello in cui dobbiamo muoverci anche noi. Per ora, siamo purtroppo sostanzialmente fermi al palo, ma non è troppo tardi: abbiamo un patrimonio di risorse intellettuali e di passione, nei nostri giovani, che ci consentirebbe al di fare un “moonshot” sul cancro e, più in generale, sulla ricerca scientifica. Dobbiamo quindi raccogliere la sfida che Obama ha lanciato: visione, scelte e sostegno economico alla ricerca. Per il futuro del nostro Paese.

Pubblicato su La stampa il 15/1/2017.