Esperimenti armonici e origine della rivoluzione scientifica
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Che cos’è la musica? Si potrebbe dire, in modo un po’ drastico: è il risultato del creativo utilizzo da parte dei compositori di un insieme di note musicali, cioè di suoni codificati, più o meno gravi, più o meno acuti. Ma questa non è l’unica risposta possibile. Per incontrare una risposta diversa che ha avuto un ruolo importante nel corso di molti secoli, fino al tempo di Vincenzo Galilei, dobbiamo risalire addirittura a Pitagora. di GIANNI ZANARINI
Intorno al 1580, Galileo Galilei è un giovane studente di medicina a Pisa, dove il padre Vincenzio lo ha mandato nella speranza che continui la professione del nonno, di cui porta l'illustre nome. Galileo, però, non è entusiasta questi studi, e sta sviluppando piuttosto un interesse per la matematica. Vincenzio, musicista e teorico musicale, lo ha avviato anche allo studio del liuto, e almeno in questo campo Galileo non ha deluso il padre.
In quegli anni, Vincenzio Galilei era in polemica col suo maestro Gioseffo Zarlino, l'autorevole maestro di cappella della Chiesa di San Marco a Venezia. I motivi di questa polemica erano molteplici, ma qui interessa soprattutto sottolineare l'insofferenza di Vincenzio per il modo - ancora sostanzialmente pitagorico - in cui era impostata la teoria della musica. In particolare, la consonanza musicale veniva intesa come manifestazione della recondita armonia del mondo, piuttosto che come il risultato di fenomeni acustici e percettivi.
Vincenzio decide allora di iniziare un'attività sperimentale: di fare misure sulle corde del suo amato liuto, verificando in laboratorio ciò che i teorici musicali tramandavano da secoli.
Da questa passione comune nasce una collaborazione che - trasformando la stanza della musica in un laboratorio - inaugura gli studi di acustica musicale e, insieme, darà avvio alla rivoluzione scientifica del seicento.
Molti anni dopo, nel 1638, Galileo elabora - nell'isolamento di Arcetri - il suo trattato dal titolo Discorsi e dimostrazioni intorno a due nuove scienze. Qui egli sviluppa il lavoro iniziato col padre, dimostrando che i numeri su cui si fondava l'armonia pitagorica del mondo sono relativi soltanto ai rapporti tra i valori di alcune grandezze fisiche (le lunghezze delle corde), ma non di altre (le sezioni e le tensioni delle corde).
In altre parole, il segreto di quei rapporti semplici va ricercato non in una astratta armonia del mondo, ma nella dimensione fisica del suono, che va indagata con i procedimenti della scienza sperimentale, anziché limitarsi a speculazioni teoriche. Per di più, sia pure di sfuggita, Galileo segnala l'importanza dell'orecchio nella costruzione della consonanza percepita: in questo modo, prepara il terreno anche ai moderni studi di acustica fisiologica e di psicoacustica.
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