Non si rinunci alla ricerca con gli animali in medicina

Tempo di lettura: 2 mins

Il Parlamento ha recentemente licenziato una legge che è lesiva nei confronti della ricerca biomedica e in contrasto con la direttiva europea. Preoccupati per le conseguenze che la sua applicazione potrebbe avere sul futuro della ricerca biomedica nel nostro Paese, facciamo un appello ai Senatori perché si riveda la legge in modo da permettere alla medicina di continuare i suoi progressi a beneficio degli ammalati.

Purtroppo si gioca molto sull’emotività e su un compiacente populismo anziché approfondire i problemi con analisi documentate per far conoscere con oggettività le condizioni in cui oggi si sperimenta, nel rispetto della legislazione e con molteplici controlli.

L’esultanza per la recente proposta della Camera dei Deputati è fuori luogo: porre ostacoli alla ricerca biomedica significa rallentare o impedire il progresso. Gli scienziati e i ricercatori clinici hanno un punto di vista diverso da quello di alcuni nostri politici, ma non vengono mai interpellati. Gli stessi politici quando hanno qualche problema di salute fanno ricorso ai farmaci, dimenticando che essi sono stati scoperti e sviluppati passando sempre attraverso la sperimentazione animale.

L'uso dei metodi cosiddetti “alternativi” fa già parte della pratica quotidiana dei nostri laboratori: a nessuno fa piacere usare gli animali per la ricerca; ma questi metodi riescono solo a essere “complementari” e, nella maggioranza dei casi, purtroppo, non riescono a essere autenticamente alternativi. Enfatizzarne il ruolo, auspicando di potersi addirittura limitare solo ad essi, è illogico e impercorribile alla luce delle attuali conoscenze. Se tutti concordano sul fatto che gli animali sono “un modello imperfetto dell’uomo”, a maggior ragione lo saranno poche cellule coltivate in provetta: l’estrema semplificazione di un organismo vivente.

Eliminare la sperimentazione animale, oppure renderla difficile – per non dire impossibile – attraverso eccessivi impedimenti, significa dilazionare e, in alcuni casi, negare la possibilità di sviluppare rimedi per molte malattie che attendono ancora una cura: dai tumori al diabete; dall’ictus all’insufficienza cardiaca; dalle malattie rare alle malattie dei Paesi in via di sviluppo. Grave è la responsabilità di chi – senza adeguate conoscenze – si arroga il diritto di deludere le speranze degli ammalati che attendono con ansia i progressi della medicina. Chiediamo perciò ai Senatori, che sono chiamati ad esaminare la legge, di ascoltare chi opera nel campo della ricerca scientifica e di non accettare soluzioni che sono, oltretutto, incompatibili con la Direttiva europea. Privando il Paese delle conoscenze e delle competenze che si sviluppano intorno alla sperimentazione animale si causa una grave perdita di competitività a livello internazionale e si rinuncia ai potenziali rimedi per molte patologie che non siamo ancora in grado di curare.

altri articoli

Per curare le psicosi studiamo il linguaggio

Il convegno “Il ruolo del linguaggio in psicopedagogia e psichiatria: una visione unitaria dal bambino all’adulto”, tenutosi all’Università degli Studi di Milano lo scorso 5 novembre, ha esplorato il linguaggio non solo nella dimensione patologica ma anche nello sviluppo psicopedagogico del bambino e in una visione più generale dell’evoluzione di Homo sapiens. Rivelando così che proprio il linguaggio, anche se non ancora particolarmente considerato nella clinica delle malattie psichiatriche, può diventare uno strumento importante per la diagnosi e per la cura.
Crediti immagine: Public Domain Pictures. Licenza: CC0

Un tempo si parlava di schizofrenia, disturbo bipolare e altre malattie psichiatriche. A dire il vero anche oggi si fa riferimento a queste categorie diagnostiche. Peccato che alla luce degli studi più recenti studi di neuroanatomia funzionale questa nomenclatura non tenga più. Lo spiega Werner Strik, dell’Università di Berna, durante il Convegno “Il ruolo del linguaggio in psicopedagogia e psichiatria: una visione unitaria dal bambino all’adulto”, che si è tenuto all’Università degli Studi di Milano lo scorso 5 novembre.