fbpx Monitorare la qualità dell'aria in bicicletta | Page 8 | Scienza in rete

Monitorare la qualità dell'aria in bicicletta

Read time: 2 mins

Unire open-data e biciclette per monitorare il clima urbano. È l'idea alla base della SensorWebBike, un prototipo sviluppato dall’Ibimet, Istituto di Biometeorologia del CNR, e presentato a Firenze durante la conferenza internazionale sul clima urbano tenuta a fine febbraio. Per adesso il sistema è  in fase di sperimentazione, ma i test fatti nella città di Firenze hanno dato buoni risultati.

Consiste nel dotare una semplice bicicletta di una vera e propria stazione di monitoraggio mobile, equipaggiata con una piattaforma elettronica open source Arduino e con un set di sensori in grado di rilevare livelli di CO2, temperatura, umidità e rumore presenti nell'aria. Uno strumento di monitoraggio collettivo dove i cittadini sono allo stesso tempo fornitori e fruitori delle informazioni raccolte e diffuse in tempo reale.

Utilizzando i sistemi GPS e GPRS, i dati acquisiti sono georeferenziati e inviati ad una piattaforma web con aggiornamenti continui ogni cinque minuti. Per consultarli basta un accesso ad internet da pc o smartphone, che consente di visualizzare i paramentri relativi all'ambiente e alla qualità dell'aria anche da posizioni registrate su Google Maps.

Il progetto ambisce a superare alcuni limiti strutturali che caratterizzano il monitoraggio ambientale, soprattutto nelle aree urbane. «I dati hanno ancora una bassa interoperatività, dovuta alla mancanza di coordinamento e ad infrastrutture “chiuse” – spiegano gli ideatori del prototipo – ma i dati possono essere resi disponibili da diverse fonti, le infrastrutture locali e nazionali possono essere integrate e rese più efficaci con il coinvolgimento di diversi soggetti, compresi i cittadini. I ciclisti diventano dei rilevatori volontari attraverso un innovativo strumento mobile e low cost montato sulle biciclette».

Autori: 
Sezioni: 
Clima urbano

prossimo articolo

Capitalismo, il grande assente nel dibattito sul declassamento del lupo

lupo su sfondo geometrico

Il declassamento del lupo da specie "rigorosamente protetta" a "protetta" in Italia ha riacceso uno scontro noto tra tutela della fauna e difesa delle attività zootecniche. Ma ridurre il conflitto a una questione ecologica o gestionale rischia di oscurarne le radici profonde: predazioni e convivenza si intrecciano infatti con trasformazioni economiche, politiche agricole e crisi delle aree rurali. Il conflitto sul lupo richiede in realtà di ragionare sul modello agroalimentare dominante e immaginare nuove forme di coesistenza tra umani e non-umani.

In Italia, il 2026 si è aperto con uno storico decreto sul declassamento del lupo, da specie «rigorosamente protetta» a «protetta» – come già successo a livello europeo nel 2025. Il cambiamento si basa sulla necessità di gestire il crescente conflitto tra lupi e attività umane, con l'espansione di questo predatore in Italia ed Europa negli ultimi decenni.