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Delusione sul clima

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Leggendo il testo ufficiale della dichiarazione dei G8 per la parte riguardante il clima, chi conosce i problemi rimane piuttosto sconcertato perché molto ambigua e di fatto priva di alcun contenuto valido, salvo il sensazionalismo che ha suscitato. Così inizia l'analisi del climatologo Vincenzo Ferrara, su www.vglobale.it, il portale scientifico di «Villaggio Globale».

Secondo Ferrara «non sono stati rispettati i presupposti necessari e sufficienti, ma indispensabili per mantenere il surriscaldamento entro i 2°C rispetto all'epoca pre industriale: la data di partenza (1990), la data di arrivo (2050) ed il processo di riduzione che deve invertire la sua tendenza prima del 2020 per poi assumere un andamento decrescente sempre più deciso».

Infatti, secondo gli studi dell'Ipcc (l'organismo scientifico consultivo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), per stabilizzare le concentrazioni atmosferiche dei gas serra al livello di 2°C rispetto all'epoca pre industriale è necessario stabilizzare le concentrazioni atmosferiche dei gas serra nell'intervallo compreso fra 400 e 450 ppm. Tale stabilizzazione potrà essere raggiunta se si riducono di almeno il 50% le emissioni globali di gas serra entro il 2050, rispetto al 1990.

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Dopo anni di progressi, il morbillo torna a circolare in vaste aree del mondo e diversi Paesi hanno perso lo stato di eliminazione certificato dall’OMS. È un segnale d’allarme che va oltre la singola malattia e porta a interrogarsi su programmi vaccinali, politiche sanitarie e cooperazione internazionale. E ci mostra che l’eradicazione non è solo una sfida biologica, ma soprattutto organizzativa, politica e culturale.

In copertina: virus del morbillo al microscopio elettronico. Crediti: CDC/Wikimedia Commons. Licenza: pubblico dominio

Lo scorso 23 gennaio l’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che sei Paesi della regione europea hanno perso il loro stato “eliminazione del morbillo”: Armenia, Austria, Azerbaijan, Spagna, Regno Unito, e Uzbekistan. Il Canada lo aveva perso già lo scorso anno. La situazione negli USA sarà valutata dall’OMS il prossimo aprile, ma tutti i segnali puntano alla perdita dello status anche per loro.