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“Iron Dome” e difesa antimissili balistici

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In questi tragici giorni nei quali in Palestina le armi continuano ad uccidere e terrorizzare, grande risalto è stato dato dai mezzi di informazione alla straordinaria efficacia del sistema di difesa antimissile israeliano “Iron Dome” nell’intercettare ed abbattere i missili a corta gittata lanciati da Hamas (circa 80 – 90 % dei missili intercettati). Grandissima enfasi è stata posta sul fatto che questo “successo” suonerebbe come una dimostrazione dell’efficacia del sistema di difesa antimissile progettato da Stati Uniti e NATO per intercettare ed abbattere i missili balistici intercontinentali (ICBM) e le testate nucleari da questi trasportate, fornendo così protezione agli Stati Uniti ed agli alleati Europei.

Assimilare, o addirittura identificare, le caratteristiche e la “missione” dei due sistemi di difesa antimissile non ha però alcun senso tecnico-scientifico. I missili lanciati da Hamas percorrono una traiettoria tutta all’interno dell’atmosfera terrestre, sono circa dieci volte più lenti degli ICBM e trasportano testate convenzionali. Gli ICBM e le loro testate nucleari percorrono la maggior parte del loro volo fuori dell’atmosfera e dovrebbero essere individuati, localizzati ed abbattuti durante la loro traiettoria nello spazio da un sofisticato sistema di intercettori basato a terra ed in mare. Ma gli ICBM e le “vere” testate nucleari non sarebbero i soli bersagli da colpire: già oggi, assieme alle testate, potrebbe viaggiare nello spazio un vero e proprio sciame di “esche” (oggetti leggeri, per niente costosi, per esempio tipo palloncini gonfiati) assolutamente non distinguibili e discriminabili dalle testate “vere”. Una tale semplice “contromisura” renderebbe il sistema di avvistamento ed inseguimento degli obiettivi decisamente sovraccarico ed impegnerebbe il sistema di intercettori a cercare di abbattere testate che testate non sono, rapidamente esaurendolo. Proprio l’impossibilità di utilizzare “esche” nell’atmosfera è una delle cause dell’alta efficienza di “Iron Dome”.

Come già discusso in più occasioni su “scienzainrete”, naturalmente la prosecuzione del progetto di difesa antimissili balistici basato in Europa innescherebbe lo sviluppo di nuove ed ancora più efficaci “esche” e tecniche di penetrazione, e – poiché altra “banale” contromisura è l’aumento del numero di ICBM – potrebbe ri-innescare una nuova corsa agli armamenti.

Infine, se – per assurdo – un sistema di difesa antimissile strategico potesse avere un’efficacia del 70% - 80%, il numero di testate nucleari che arriverebbe sull’obiettivo procurerebbe comunque una devastazione di proporzioni non immaginate e non immaginabili.

Mi sembra, infine disperatamente emblematico il fatto che un sistema di difesa anche efficiente come “Iron Dome” non abbia minimamente contribuito ad eliminare terrore e morte.



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