La luna emana atomi di idrogeno ad altissima velocità. Alla vigilia del 40° anniversario del primo sbarco sulla luna, il satellite terrestre sorprende gli scienziati con una scoperta fatta per caso da una navicella spaziale lanciata dalla NASA per tutt'altro scopo: studiare i confini del sistema solare. Ma quando i ricercatori del Southwest Research Institute di San Antonio, in Texas, hanno attivato un rilevatore di particelle ad alta velocità a bordo dell'Interstellar Boundary Explorer, la luna si trovava nel suo raggio d'azione e l'apparecchiatura ha così messo in evidenza la pioggia di idrogeno proveniente dal satellite terrestre. Anch'esso, come tutti gli altri corpi celesti, viene colpito dalle radiazioni costituite da protoni provenienti dal vento solare, che si irradiano dal sole in tutte le direzioni alla velocità di 1,6 milioni di chilometri all'ora. Si sospettava già che una piccola parte di queste potesse raccogliere un elettrone e rimbalzare dalla superficie lunare sotto forma di idrogeno ad alta velocità, ma è la prima volta che il fenomeno viene dimostrato, visualizzato e quantificato: gli studiosi texani hanno calcolato che riguarda il 10 per cento circa dei protoni di origine solare che colpiscono la luna. Gli esperti pensano che la scoperta sarà molto utile per studiare meglio la superficie lunare.
Dalla luna piove idrogeno
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La medicina di precisione non può fare a meno degli small data

I big data promettono di rivoluzionare la medicina, ma rischiano di nascondere più di quanto rivelino quando si tratta di curare il singolo paziente. Lorenzo Farina argomenta che gli small data - i dati «piccoli» abbastanza da essere compresi direttamente dal clinico - non sono un residuo del passato ma un elemento irrinunciabile della medicina di precisione. La vera sfida non è scegliere tra i due paradigmi, ma abbandonare l'approccio data-driven e tornare a ragionare per domande: prima la questione clinica, poi i dati necessari a rispondervi.
Gli small data sono definiti come quei dati di dimensione abbastanza «piccola» da poter essere immediatamente compresi da un essere umano, non tanto nella loro interpretazione che ovviamente ha sempre e necessariamente bisogno della analisi, ma nel loro significato biologico generale. Tipicamente, sono il risultato di esperimenti di laboratorio che non utilizzano macchine per l'analisi dei dati omici, bensì altre biotecnologie in grado di misurare relativamente «pochi» dati per provare a rispondere alla domanda che interessa.