Leggendo tra le righe delle sequenze di DNA già depositate nelle banche dati, che si riferiscono al materiale proveniente dal nucleo, si può risalire anche al genoma mitocondriale, senza doverlo estrarre in laboratorio. Con uno strumento bioinformatico messo a punto da due ricercatori italiani, infatti, si possono ricavare informazioni utili anche sul DNA contenuto nei mitocondri e sulla presenza di eventuali mutazioni a questo livello. Si sa che queste mutazioni sono responsabili di rare patologie trasmesse per via materna, come la sindrome di Leigh, di Kearns-Sayre, di Pearson o diverse encefalopatie e neuropatie. «Studiando però meglio questo materiale genetico “negletto”» spiega Graziano Pesole, direttore dell’ Istituto di biomembrane e bioenergetica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibbe-Cnr) di Bari, «potremmo avere delle sorprese, scoprendo un suo ruolo anche in altre condizioni: il funzionamento della cellula infatti deriva dall’interazione tra le informazioni provenienti sia dal nucleo sia dai mitocondri». I kit commerciali attuali si concentrano sulle sequenze codificanti del DNA contenuto nel nucleo, circa l’1-2 per cento del totale. «Abbiamo scoperto però che tra queste, per il processo di arricchimento che precede l’analisi, ci sono anche sequenze provenienti dai mitocondri. Mettendole insieme, come in un puzzle, possiamo risalire all’intero genoma mitocondriale e così studiarlo in tutte le condizioni che sono già state esaminate dal punto di vista genetico» aggiunge il ricercatore, che insieme a Ernesto Picardi, ricercatore del suo stesso istituto ha pubblicato la scoperta su Nature Methods, da dove è possibile scaricare gratuitamente il software.
Come leggere il DNA dimenticato
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La quotidianità dell’endometriosi

Per anni è stato liquidato tutto come “normale”: il dolore mestruale, la stanchezza, il disagio. Ma per chi vive con l’endometriosi, quella normalità è una gabbia fatta di sintomi ignorati e diagnosi che arrivano troppo tardi. Tra invalidazione medica, auto-diagnosi e percorsi a ostacoli, le testimonianze raccolte raccontano una realtà ancora poco ascoltata — ma che oggi, finalmente, inizia a emergere.
In copertina: illustrazione di Chiara Simeone (@xenophilius)
Abbiamo sentito parlare di endometriosi. Ma abbiamo mai ascoltato davvero?
«Crampi così forti da non andare a scuola, spossatezza cronica, trascinavo il mio corpo da un luogo all’altro, annebbiamento mentale, rapporti sessuali dolorosi, eppure tutti intorno a me dicevano che in realtà stavo bene». È così che C., 24 anni, racconta la sua esperienza con l’endometriosi prima della diagnosi. «Se i medici ti dicono che non hai nulla, inizi a pensarlo anche tu: prima della diagnosi, non ho mai pensato che quei sintomi fossero ‘anormali’».