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Pietro Greco per la prima prova

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Iniziano oggi gli esami di Maturità 2012, con la prova scritta di italiano. Nella tipologia B delle tracce tra cui gli studenti hanno potuto scegliere - "Saggio breve o articolo di giornale" - l'ambito tecnico-scientifico è incentrato su "Le responsabilità della scienza e della tecnologia", partendo da una citazione di Hans Jonas, tratta da Il principio responsabilità. Un'etica per la civiltà tecnologica (1979): «Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra».
La traccia si compone, inoltre, di citazioni di Leonardo Sciascia («La scomparsa di Majorana»), Primo Levi («Covare il cobra»), Margherita Hack (intervistata da Alessandra Carletti) e Pietro Greco, giornalista scientifico, scrittore e condirettore di Scienzainrete.

Questo il testo tratto da "Sua maestà la tecnologia. Chi ha paura della scienza?", l'articolo di Pietro Greco pubblicato sull' L’Unità del 7 luglio 2001, con cui i maturandi si sono cimentati per discutere di scienza e tecnologia:

«La scienza può aiutarci a costruire un futuro desiderabile. Anzi, le conoscenze scientifiche sono mattoni indispensabili per erigere questo edificio. Ma […] è d’obbligo sciogliere il nodo decisivo del valore da dare alla conoscenza. Il valore che sembra prevalere oggi è quello, pragmatico, che alla conoscenza riconosce il mercato. Un valore utilitaristico: dobbiamo cercare di conoscere quello che ci può tornare immediatamente ed economicamente utile. […] Ma, se vogliamo costruire un futuro desiderabile, anche nel campo della scienza applicata il riconoscimento del valore della conoscenza non può essere delegato al mercato. Lo ha dimostrato la recente vertenza tra le grandi multinazionali e il governo del Sud Africa sui farmaci anti-Aids […]. Il mercato non è in grado di distribuire gli “utili della conoscenza” all’80% della popolazione mondiale. Per costruire il futuro coi mattoni della scienza occorre dunque (ri)associare al valore di mercato della conoscenza altri valori: i valori dello sviluppo umano.» 

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Le estinzioni non sono mai state ciò che immaginiamo: non catastrofi improvvise confinate nel passato, né processi lenti e gestibili nel presente. La storia della megafauna del Pleistocene e la crisi della biodiversità contemporanea rivelano una stessa trama, deformata dalla nostra percezione del tempo. Tra eventi compressi e urgenze diluite, perdiamo la capacità di riconoscere la reale velocità del cambiamento e le sue conseguenze ecologiche. Dalla megafauna del Pleistocene alle estinzioni moderne, Alice Mosconi riporta la cronaca di una doppia distorsione temporale, mentre il mondo svanisce davvero.

Siamo soliti raccontare le estinzioni del passato, dai dinosauri a quelle della megafauna del Pleistocene, come eventi rapidi e traumatici. Quando ci riferiamo alle estinzioni in corso oggi, invece, tendiamo a vederle come processi lenti, gestibili e, quindi, ancora reversibili. 

In entrambi i casi, la nostra percezione è distorta e la scala temporale non è quella corretta. Questo errore non è neutro, ma ha delle conseguenze.