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Nelle alpi il clima 'industriale'

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Il carotaggio del ghiaccio è una tecnica utilizzata per rintracciare informazioni relative alla storia geologica di uno specifico ambiente, comprese le caratteristiche climatiche. Un team di ricerca nato da una collaborazione tra l’Università di Milano-Bicocca, EV-K2 CNR e PNRA è autore di un progetto finalizzato reperire informazioni sulle variazioni climatiche intercorse nell’ultimo secolo. Le operazioni saranno condotte presso il Colle del Lys, che fa parte del Gruppo del Monte Rosa, nella zona di confine tra l’Italia e la Svizzera e l’obiettivo principale è recuperare carote di ghiaccio di un diametro pari ad almeno 8 cm e lunghe fino a 120 m, perforando fino alla base del ghiacciaio, a profondità dove si sono conservate le tracce del clima dall’inizio dell’industrializzazione e dello sviluppo delle principali attività antropiche, a maggiore impatto sull’ambiente.

Il team di ricerca è coordinato da Valter Maggi del Dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio dell'Università di Milano-Bicocca e composto da personale del centro ENEA Brasimone (BO), del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, dal Corpo delle Guide Alpine di Alagna Valsesia (VC) e dalla spedizione EvK2Cnr. I campioni di ghiacci non polari, raccolti nelle ore notturne per garantire il mantenimento delle basse temperature, verranno poi sottoposti a una procedura di stratigrafia, per essere poi analizzati presso i laboratori EuroCold del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del territorio dell’Università di Milano-Bicocca. Le tecniche messe a punto per il progetto, basate su nuovi sistemi di perforazione, potranno poi trovare applicazione sia in Antartide che in altre regioni di alta quota del pianeta. 

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vista del sito sperimentale del progetto BRIDGE|50 nei pressi del quartiere di Mirafiori a Torino

Il crollo del Ponte Morandi ha portato all'attenzione dei legislatori il problema della durabilità delle strutture in calcestruzzo armato. Una delle principali cause di degrado di questo materiale è la corrosione, che però finora non veniva considerata adeguatamente nella progettazione delle opere e nel pianificare la loro manutenzione. Esistono modelli computazionali che possono prevedere come il degrado dei materiali incide sulla tenuta strutturale dei ponti o dei viadotti ma finora non era stato possibile testarli a scala reale. Il progetto di ricerca BRIDGE|50 colma questa lacuna. Alcune delle travi di un viadotto che doveva essere demolito a Torino per fare posto a un collegamento ferroviario sono state smontate e portate in un sito sperimentale allestito allo scopo. I ricercatori ne hanno prima misurato il livello di degrado e poi le hanno sottoposte a prove di carico fino a rottura. Quello che hanno imparato potrebbe essere applicato ad altre strutture già esistenti e aiutare a pianificarne meglio la manutenzione.

Nell'immagine le operazioni di demolizione del viadotto di Corso Grosseto a Torino. Credit: Mattia Anghileri/BRIDGE|50.

Il 14 agosto 2018 la pila 9 del Viadotto del Polcevera a Genova, anche noto come Ponte Morandi, cedette portando con sé un tratto di 250 metri di ponte e la vita di 43 persone. Le pile sono gli elementi verticali che sostengono l’impalcato di un ponte, la striscia orizzontale dove transitano i veicoli. Le cause del crollo del Ponte Morandi, tuttora oggetto di accertamento, sono state ricercate anche nella corrosione dei cavi metallici degli stralli in calcestruzzo armato collegati alla sommità della pila 9.