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Nelle alpi il clima 'industriale'

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Il carotaggio del ghiaccio è una tecnica utilizzata per rintracciare informazioni relative alla storia geologica di uno specifico ambiente, comprese le caratteristiche climatiche. Un team di ricerca nato da una collaborazione tra l’Università di Milano-Bicocca, EV-K2 CNR e PNRA è autore di un progetto finalizzato reperire informazioni sulle variazioni climatiche intercorse nell’ultimo secolo. Le operazioni saranno condotte presso il Colle del Lys, che fa parte del Gruppo del Monte Rosa, nella zona di confine tra l’Italia e la Svizzera e l’obiettivo principale è recuperare carote di ghiaccio di un diametro pari ad almeno 8 cm e lunghe fino a 120 m, perforando fino alla base del ghiacciaio, a profondità dove si sono conservate le tracce del clima dall’inizio dell’industrializzazione e dello sviluppo delle principali attività antropiche, a maggiore impatto sull’ambiente.

Il team di ricerca è coordinato da Valter Maggi del Dipartimento di Scienze dell'Ambiente e del Territorio dell'Università di Milano-Bicocca e composto da personale del centro ENEA Brasimone (BO), del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, dal Corpo delle Guide Alpine di Alagna Valsesia (VC) e dalla spedizione EvK2Cnr. I campioni di ghiacci non polari, raccolti nelle ore notturne per garantire il mantenimento delle basse temperature, verranno poi sottoposti a una procedura di stratigrafia, per essere poi analizzati presso i laboratori EuroCold del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del territorio dell’Università di Milano-Bicocca. Le tecniche messe a punto per il progetto, basate su nuovi sistemi di perforazione, potranno poi trovare applicazione sia in Antartide che in altre regioni di alta quota del pianeta. 

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Ghiacciai

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Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.