I colpevoli dell'incidente aereo conclusosi fortunatamente senza vittime il 15 gennaio scorso con una spettacolare planata sull'Hudson hanno finalmente un nome e, se non proprio un cognome, almeno un indirizzo: sono state oche canadesi, migranti verso sud, che cercavano un po' di tepore nei pressi della Grande mela. A identificarle è stata una ricercatrice del Smithsonian Institution's Feather Identification Lab di Washington, Carla Dove, che ha isolato e sequenziato, nel centinaio di campioni di tessuto e piume raccolti dagli agenti federali all'interno dei motori, un particolare gene mitocondriale: confrontando il risultato ottenuto con le sequenze raccolte in un data base, la ricercatrice ha confermato i sospetti iniziali sulla razza di uccelli responsabile del disastro. Per capire come mai le oche si trovassero lì, ha poi coinvolto un ornitologo del suo stesso istituto, Peter Marra, che utilizzando la spettrometria di massa per misurare la concentrazione di isotopi stabili, come l'idrogeno, che variano da una regione all'altra del continente, ha dimostrato che le oche non erano newyorkesi, ma scendevano dal Canada. Di questi flussi migratori si dovrà tener conto per prevenire ulteriori incidenti.
Uccelli incastrati
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Ricerca pubblica e lavoro precario: il nodo irrisolto del CNR

Il precariato nella ricerca pubblica, particolarmente al CNR, mina la competitività scientifica italiana. Ed è un problema che persiste nonostante la mobilitazione di lavoratori e lavoratrici e le misure introdotte dalle leggi di bilancio 2024 e 2025. Il sistema di ricerca italiano, sottofinanziato e strutturalmente fragile, rischia di perdere il suo capitale umano, essenziale per garantire un futuro competitivo in Europa.
Immagine di copertina creata con ChatGPT
Negli ultimi mesi il precariato nella ricerca pubblica è tornato al centro del dibattito politico grazie alla mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Una mobilitazione che mette in luce la fragilità strutturale del sistema della ricerca italiana, cronicamente sottofinanziato e incapace di garantire percorsi di stabilizzazione adeguati a chi da anni ne sostiene il funzionamento quotidiano.