fbpx Niente onda d'urto | Scienza in rete

Niente onda d'urto

Read time: 2 mins

I dati raccolti dal satellite IBEX indicano che, contrariamente a quanto supposto finora, il moto del Sole nel mezzo interstellare non è accompagnato da bow shock, la caratteristica onda d'urto di prua osservata per altre stelle.

La scoperta, pubblicata su Science, è frutto delle ultime accurate rilevazioni della velocità del Sole e dell'intensità del campo magnetico del mezzo interstellare raccolte dal satellite IBEX. Grazie ai dati di questa sonda, lanciata nel 2008 per indagare sulle interazioni che avvengono ai confini più remoti del nostro Sistema solare, David McComas (Southwest Research Institute) e il suo team sono riusciti a stabilire che il Sole e la sua corte si muovono nello spazio interstellare a circa 84 mila chilometri orari, 11 mila in meno di quanto si pensava finora.

Questa velocità più ridotta comporta che quando l'eliosfera interagisce con il mezzo interstellare non si genera un'onda d'urto. La pur elevata velocità del Sole, infatti, deve fare i conti con il campo magnetico interstellare, la cui intensità richiederebbe per la produzione di bow shock una velocità più alta di quella misurata. A differenza di quanto si è sempre pensato, dunque, l'interazione tra eliosfera e mezzo interstellare non produrrebbe un fronte d'urto, ma al massimo un'increspatura simile a quella che si può osservare a prua di una barca in movimento.

La conferma della corretta interpretazione dei dati di IBEX è venuta da due modelli computerizzati indipendenti, uno simulato presso l'University of Alabama di Huntsville e l'altro presso la Moscow State University.

Southwest Research Institute

Autori: 
Sezioni: 
Sole

prossimo articolo

Farmaci e ambiente: quanto inquina la medicina moderna?

pastiglie varie

Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Ma dietro queste evidenze si nasconde anche un lato meno visibile della medicina del nostro tempo: residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne abbiamo parlato con Giovanna Paolone, coordinatrice del Gruppo di lavoro sull’impatto ambientale dei farmaci della Società Italiana di Farmacologia (SIF), Raffaella Sorrentino, membro del gruppo di lavoro, ed Emanuela Testai, ex dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Tossicologia (SITOX).

Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici.