Cosa hanno in comune un’antilope e un leone? Convivono nello stesso ecosistema assieme a decine di altre specie. Quello che non si sapeva è che il rapporto che li lega, del tipo preda-predatore, aumenta la stabilità dell’ecosistema evitando grandi variazioni nel numero di esemplari delle diverse specie. Da sempre l'uomo ha cercato di descrivere le relazioni che intercorrono tra i diversi animali che vivono in uno stesso ambiente, ora però si è cercato di dare una una rappresentazione matematica a questi legami. In uno studio apparso su Nature il 19 febbraio scorso, due ricercatori dell'Università di Chicago, Stefano Allesina e Si Tang, mostrano i risultati da loro raggiunti nello studio della stabilità di ecosistemi complessi in cui interagiscono diverse specie animali. Allesina e Tang prendono spunto da una ricerca del 1972, condotta dal fisico Robert May. L'obiettivo di May era studiare quale fosse il comportamento dei sistemi naturali in cui coesistono molte specie; la sua conclusione fu che tale comportamento avesse caratteristiche d'instabilità. A piccole modifiche nel numero di animali per una data specie corrispondeva una variazione dei rappresentanti anche delle altre. Allesina, di origine italiana, e Tang hanno scelto di partire dallo studio di May. May supponeva che le relazioni tra le specie fossero casuali. I due ricercatori hanno invece diviso i rapporti tra animali in tre categorie: predatore-preda, di sostegno o di competizione, assegnando a ciascun tipo di legame tra due specie un valore numerico diverso a seconda della tipologia di relazione. È così emerso che i rapporti del tipo preda-predatore aumentano la stabilità di un sistema, al contrario dei rapporti di sostegno o competizione; questo risultato giustifica la presenza di sistemi complessi in natura che mantengono un equilibrio stabile nonostante l'interazione tra molte specie diverse. Con questa lettura il modello descrittivo proposto da May risulta più realistico. Solo comprendendo le dinamiche che proteggono gli ecosistemi saremo in grado di non distruggerli in futuro.
Questione d'equilibrio
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Le matrici del potere: dati sui minerali per la transizione

L’età delle matrici di Gianluca Schinaia racconta come la transizione ecologica e digitale dipenda da terre rare e materie prime strategiche, oggi al centro di tensioni geopolitiche globali. Il libro fa riflettere sul fatto che ogni tecnologia energetica ha un impatto ambientale, anche se questo varia molto tra fossili e rinnovabili, soprattutto se la transizione viene governata al meglio sottraendola al monopolio del modello economico neoliberista.
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Serve fare due considerazioni per leggere il libro appena uscito di Gianluca Schinaia L’età delle matrici edito da Codice (384 pagine, 24 euro). La prima è che conoscere gli impatti dell’attività estrattiva non serve per delegittimare la transizione ecologica, anche se questa è una scusa spesso usata dai detrattori (ma poi detrattori di cosa?). Tra l’altro l’attività estrattiva è anche quella che si fa per risucchiare da sottoterra i combustibili fossili.