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L'anticolesterolo chiude la porta

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Un controverso farmaco per abbassare il colesterolo, l’ezetimibe, potrebbe riciclarsi per un nuovo uso: uno studio in uscita su Nature Medicine infatti dimostra che in topi con trapianti di fegato umano il medicinale è in grado di bloccare l’ingresso del virus dell’epatite C nelle cellule inibendo l’infezione. Dalla ricerca condotta in collaborazione tra ricercatori dell’Università dell’Illinois a Chicago e da quella di Hiroshima in Giappone sembra infatti che il recettore Niemann-Pick C1–like 1 (NPC1L1) per l’assorbimento del colesterolo sia anche un’importante porta d’ingresso per il virus, di cui sono portatori in tutto il mondo circa 170 milioni di persone. La recente approvazione da parte delle autorità regolatorie di due inibitori delle proteasi specifici per questa infezione (boceprevir e telaprevir) ancora non basta per affrontare questa infezione, importante causa di epatiti croniche, cirrosi e tumori del fegato.

Nature Medicine DOI: 10.1038/nm.2581

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Epatite C

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La quotidianità dell’endometriosi

disegno di donna stesa su sfondo viola

Per anni è stato liquidato tutto come “normale”: il dolore mestruale, la stanchezza, il disagio. Ma per chi vive con l’endometriosi, quella normalità è una gabbia fatta di sintomi ignorati e diagnosi che arrivano troppo tardi. Tra invalidazione medica, auto-diagnosi e percorsi a ostacoli, le testimonianze raccolte raccontano una realtà ancora poco ascoltata — ma che oggi, finalmente, inizia a emergere.

In copertina: illustrazione di Chiara Simeone (@xenophilius)

Abbiamo sentito parlare di endometriosi. Ma abbiamo mai ascoltato davvero?

«Crampi così forti da non andare a scuola, spossatezza cronica, trascinavo il mio corpo da un luogo all’altro, annebbiamento mentale, rapporti sessuali dolorosi, eppure tutti intorno a me dicevano che in realtà stavo bene». È così che C., 24 anni, racconta la sua esperienza con l’endometriosi prima della diagnosi. «Se i medici ti dicono che non hai nulla, inizi a pensarlo anche tu: prima della diagnosi, non ho mai pensato che quei sintomi fossero ‘anormali’».