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L'anticolesterolo chiude la porta

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Un controverso farmaco per abbassare il colesterolo, l’ezetimibe, potrebbe riciclarsi per un nuovo uso: uno studio in uscita su Nature Medicine infatti dimostra che in topi con trapianti di fegato umano il medicinale è in grado di bloccare l’ingresso del virus dell’epatite C nelle cellule inibendo l’infezione. Dalla ricerca condotta in collaborazione tra ricercatori dell’Università dell’Illinois a Chicago e da quella di Hiroshima in Giappone sembra infatti che il recettore Niemann-Pick C1–like 1 (NPC1L1) per l’assorbimento del colesterolo sia anche un’importante porta d’ingresso per il virus, di cui sono portatori in tutto il mondo circa 170 milioni di persone. La recente approvazione da parte delle autorità regolatorie di due inibitori delle proteasi specifici per questa infezione (boceprevir e telaprevir) ancora non basta per affrontare questa infezione, importante causa di epatiti croniche, cirrosi e tumori del fegato.

Nature Medicine DOI: 10.1038/nm.2581

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Epatite C

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Principi attivi sintetizzati in Asia, elio (necessario per le risonanze magnetiche) importato dal Qatar, rotte bloccate nello Stretto di Hormuz: la crisi in Medio Oriente mostra quanto la filiera produttiva europea dei farmaci dipenda strutturalmente, e su più livelli, dai combustibili fossili e si regga su equilibri geografici fragili. Crediti immagine: Goran tek-en, CC BY-SA 4.0

Di solito, non ci chiediamo da dove vengano i farmaci. Quando ingeriamo con un sorso d'acqua una pillola di antibiotico, come l’amoxicillina, non viene immediato chiederci come quella capsula sia arrivata a casa nostra. La prendiamo per curare una cistite o un mal di gola di origini batteriche, spesso senza pensare che, prima ancora di essere nel suo blister e spedita sugli scaffali delle farmacie, ha già affrontato un processo fatto di viaggi lunghi e numerosi intermediari.