fbpx Il balletto della mente | Scienza in rete

Il balletto della mente

Primary tabs

Read time: 3 mins

A Novembre il Royal Theatre di Glasgow, in Gran Bretagna, mette in scena lo spettacolo “Sette per un segreto, da non raccontare mai” prodotto dalla compagnia di danza contemporanea Rambert di Londra con la collaborazione della scienziata Nicky Clayton. I due ideatori Mark Baldwin, direttore artistico della compagnia e la ricercatrice dell’Università di Cambridge Nicky Clayton ci spiegano l’interessante connubio tra scienza e coreografia in un’intervista rilasciata su Nature pubblicata recentemente online.

Clayton racconta che per anni si sentiva come Dr. Jekyll e Mr. Hyde, scienziata di giorno, studiando il pensiero e il comportamento nei corvi e nei bambini, e insegnante di ballo o ballerina di notte. Poi l’incontro con Mark Baldwin, grazie al comune amico John Keynes, nipote di Charles Darwin, che la sceglie come scienziata della compagnia Rambert. “E’ stato utile assumere la ricercatrice Clayton nella compagnia, proprio per il forte legame tra arte e scienza” racconta MB. Entrambe le discipline infatti si occupano di idee; la scienza si differenzia perchè, cercando di utilizzare tali idee, vuole giungere a nuovi concetti. “Clayton, abituata a studiare i movimenti negli animali, è stata in grado di cogliere degli aspetti unici dello spettacolo, aiutandomi a giungere a nuove e originali conclusioni” dichiara Baldwin.

Il balletto è la rappresentazione del pensiero e delle capacità sensoriali del bambino. Questo naturalmente porta ad osservare il comportamento del bambino, il modo in cui si muove, ascolta la musica, ecc. Il concetto che vuol passare è che il bambino non è un piccolo adulto e la sua personalità è ben definita dal modo in cui usa il cervello o il corpo o entrambi. Attraverso il gioco il bambino esplora il mondo che trasforma con la creatività giungendo a una visione unica e originale della realtà.

Il titolo è ripreso da una filastrocca dell’asilo, in cui il numero delle gazze che si vedono determina se si avrà fortuna o no: “una per il dolore, due per la gioia,….sette per un segreto,…il sottile legame tra corvi e bambini che proprio nell’età prescolare non hanno ancora sviluppato bene le capacità linguistiche e quindi per esprimere i loro pensieri devono utilizzare linguaggi diversi lasciando spazio alla creatività, e questo è un po’ il modo di operare della coreografia. Lo spettacolo dopo Glasgow sarà a Norwich, Londra, Bradford e Plymouth.

Anche a Milano arte e scienza insieme per parlare di creatività a scuola, al centro sempre il bambino. L’incontro di formazione organizzato dall’associazione Ad Artem al Museo Diocesiano vuole illustrare l’importanza dell’emisfero destro per i bambini in età scolare. Questo emisfero presiede infatti al lato emotivo, affettivo, creativo dell’intelligenza e permette una visione d’insieme che consente di trovare soluzioni ai problemi più complessi, ma ancora oggi non riceve le giuste attenzioni in ambito scolastico, in cui viene privilegiato quasi sempre l’emisfero sinistro, riservato alla sfera razionale. Le relatrici Ilaria Veronesi, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva e Adriana Summa, responsabile di Ad Artem dopo aver presentato l’argomento in generale spiegano che un modo per permettere lo sviluppo dell’emisfero destro è cercare di “depistare” quello sinistro. Per sperimentare in prima persona l’attivazione delle funzioni dell’emisfero destro gli organizzatori dell’incontro consegnano ai presenti un foglio con un disegno capovolto chiedendogli di ricopiare l’immagine senza raddrizzare il foglio. Qualche iniziale perplessità dalla platea poi silenzio, tutti al lavoro...

News: “Crows, children and choreography”
Pubblicato online ottobre 2011 | Nature | doi:10.1038/news.2011.608 

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Arte

prossimo articolo

"Noi persone con sclerosi multipla vogliamo essere parte della ricerca"

Immagine di Rachele Michelacci che interviene al convegno della AISM

Nel corso del congresso scientifico annuale dell'Associazione italiana sclerosi multipla (AISM) e della sua fondazione, la vicepresidente Rachele Michelacci  ha rivendicato la centralità delle persone malate nella ricerca. Lo ha detto in un contesto favorevole, visto che che il programma di engagement dei pazienti, le loro famiglie e i caregiver è stato preso a modello dalle altre società scientifiche e dalla comunità europea. Riportiamo in italiano il discorso di Rachele Michelacci in occasione della Giornata della sclerosi multipla (30 maggio) che vedrà 200 monumenti in tuta Italia colorarsi di rosso.
Immagine  di copertina e traduzione di Luca Carra

A un certo punto del congresso scientifico annuale dell'Associazione italiana sclerosi multipla e della sua fondazione, che si è tenuto a Roma dal 25 al 27 maggio scorsi, Rachele Michelacci, vicepresidente dell'Associazione, ha preso il centro della scena, salendo sul palco, e ha raccontato il suo bisogno, il bisogno di tante persone ammalate, di prendere parte alla ricerca, non solo di esserne oggetto.