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Il balletto della mente

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A Novembre il Royal Theatre di Glasgow, in Gran Bretagna, mette in scena lo spettacolo “Sette per un segreto, da non raccontare mai” prodotto dalla compagnia di danza contemporanea Rambert di Londra con la collaborazione della scienziata Nicky Clayton. I due ideatori Mark Baldwin, direttore artistico della compagnia e la ricercatrice dell’Università di Cambridge Nicky Clayton ci spiegano l’interessante connubio tra scienza e coreografia in un’intervista rilasciata su Nature pubblicata recentemente online.

Clayton racconta che per anni si sentiva come Dr. Jekyll e Mr. Hyde, scienziata di giorno, studiando il pensiero e il comportamento nei corvi e nei bambini, e insegnante di ballo o ballerina di notte. Poi l’incontro con Mark Baldwin, grazie al comune amico John Keynes, nipote di Charles Darwin, che la sceglie come scienziata della compagnia Rambert. “E’ stato utile assumere la ricercatrice Clayton nella compagnia, proprio per il forte legame tra arte e scienza” racconta MB. Entrambe le discipline infatti si occupano di idee; la scienza si differenzia perchè, cercando di utilizzare tali idee, vuole giungere a nuovi concetti. “Clayton, abituata a studiare i movimenti negli animali, è stata in grado di cogliere degli aspetti unici dello spettacolo, aiutandomi a giungere a nuove e originali conclusioni” dichiara Baldwin.

Il balletto è la rappresentazione del pensiero e delle capacità sensoriali del bambino. Questo naturalmente porta ad osservare il comportamento del bambino, il modo in cui si muove, ascolta la musica, ecc. Il concetto che vuol passare è che il bambino non è un piccolo adulto e la sua personalità è ben definita dal modo in cui usa il cervello o il corpo o entrambi. Attraverso il gioco il bambino esplora il mondo che trasforma con la creatività giungendo a una visione unica e originale della realtà.

Il titolo è ripreso da una filastrocca dell’asilo, in cui il numero delle gazze che si vedono determina se si avrà fortuna o no: “una per il dolore, due per la gioia,….sette per un segreto,…il sottile legame tra corvi e bambini che proprio nell’età prescolare non hanno ancora sviluppato bene le capacità linguistiche e quindi per esprimere i loro pensieri devono utilizzare linguaggi diversi lasciando spazio alla creatività, e questo è un po’ il modo di operare della coreografia. Lo spettacolo dopo Glasgow sarà a Norwich, Londra, Bradford e Plymouth.

Anche a Milano arte e scienza insieme per parlare di creatività a scuola, al centro sempre il bambino. L’incontro di formazione organizzato dall’associazione Ad Artem al Museo Diocesiano vuole illustrare l’importanza dell’emisfero destro per i bambini in età scolare. Questo emisfero presiede infatti al lato emotivo, affettivo, creativo dell’intelligenza e permette una visione d’insieme che consente di trovare soluzioni ai problemi più complessi, ma ancora oggi non riceve le giuste attenzioni in ambito scolastico, in cui viene privilegiato quasi sempre l’emisfero sinistro, riservato alla sfera razionale. Le relatrici Ilaria Veronesi, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva e Adriana Summa, responsabile di Ad Artem dopo aver presentato l’argomento in generale spiegano che un modo per permettere lo sviluppo dell’emisfero destro è cercare di “depistare” quello sinistro. Per sperimentare in prima persona l’attivazione delle funzioni dell’emisfero destro gli organizzatori dell’incontro consegnano ai presenti un foglio con un disegno capovolto chiedendogli di ricopiare l’immagine senza raddrizzare il foglio. Qualche iniziale perplessità dalla platea poi silenzio, tutti al lavoro...

News: “Crows, children and choreography”
Pubblicato online ottobre 2011 | Nature | doi:10.1038/news.2011.608 

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