fbpx Ordinare le idee con un'app | Scienza in rete

Ordinare le idee con un'app

Primary tabs

Read time: 2 mins

La mappa mentale permette di avere una visione globale di un'idea, di coglierne la struttura, l’organizzazione, i collegamenti e le relazioni. Riassumendo in modo visivo le proprietà principali di un pensiero o di un progetto, la mappa mentale ne facilita l'organizzazione, la comprensione e la memorizzazione.
Le mappe mentali generalmente hanno una struttura gerarchico-associativa e le connessioni possono essere di 2 tipi:

- le connessioni gerarchiche (o rami) collegano ciascun elemento con quello precedente
- le connessioni associative (o associazioni) collegano elementi non uniti gerarchicamente

L'argomento cardine si trova al centro della mappa mentale e a lui si collegano tramite connessioni gerarchiche gli elementi di primo livello. A elementi di primo livello si possono collegare elementi di secondo livello, a elementi di secondo livello elementi di terzo e così via. Elementi distanti fra loro e non gerarchicamente connessi possono essere collegati tramite associazioni.
Generalmente la disposizione grafica di tutti gli elementi di una mappa mentale è radiale, ma può essere anche a spina di pesce o ad albero.

E' molto utile al primo utilizzo dell'app consultare nell'help (?) la voce "Basic Gestures" per capire come effettuare le operazioni basilari e per fare delle prove. Importante però è non salvare le modifiche fatte.
Poiché la mappa mentale è uno strumento utile alla memorizzazione, è importante che nel creare ogni elemento si utilizzino colori, simboli, foto o immagini.
I nomi di ciascun elemento devono essere brevi e significativi.

Video tutorial e anteprime dell'app:

[video:http://vimeo.com/31584964]

MJ1 MJ2

MJ3 MJ4

MJ6


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.