Non è solo l’ennesimo genoma a essere sequenziato, né si tratta solo di una curiosità che il risultato riguardi la talpa senza pelo, in termini scientifici eterocefalo glabro. Questo roditore, che vive sotto terra nell’Africa orientale, è infatti un animale più unico che raro: pur essendo un mammifero, non è in grado di regolare la propria temperatura corporea e vive in colonie simili a quelle delle formiche e delle api. Ma a interessare gli scienziati sono soprattutto altri aspetti:per esempio il fatto che l’eterocefalo glabro manca sulla sua pelle di recettori per la sostanza P, per cui è insensibile a certi tipi di dolore, ma soprattutto non sviluppa il cancro neppure quando si cerca di indurglielo sperimentalmente; vive quasi 10 volte più a lungo degli altri roditori, senza mostrare segni di senescenza ed è in grado di riprodursi fino alla fine dei suoi giorni. Capire quali sono i geni alla base di tutte caratteristiche apre ovviamente nuovi spiragli nella conoscenza dei meccanismi che portano alla formazione dei tumori e all’invecchiamento. «La talpa senza pelo ha geni molto simili ai nostri per numero e posizione» ha dichiarato Vadim Gladyshev, che ha coordinato il lavoro pubblicato su Nature.«Ci sono però differenze sostanziali nella loro espressione: «L’animale per esempio in determinate condizioni sembra in grado di produrre rapidamente e in grandi quantità la proteina p16, un potente oncosoppressore». Partendo dallo studio di questo curioso animale si potrebbero poi scoprire nuovi possibili trattamenti, non solo per la cura dei tumori, ma anche per mettere finalmente a punto l’elisir di lunga vita inseguito dall’umanità fin dalla notte dei tempi.
I segreti della talpa nuda e longeva
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La geografia capovolta delle competenze socio-emotive

Definire e mappare la povertà educativa in Italia è il primo passo per costruire interventi efficaci e favorire lo sviluppo di competenze fondamentali per la persona. Tra queste, quelle socio-emotive, come curiosità, empatia e resilienza, sono decisive per la crescita personale e professionale. Il progetto ENRICH le ha rilevate per la prima volta con un campione rappresentativo su scala nazionale, e i risultati fanno riflettere.
Che cos’è la povertà educativa? Definirla non è mai stato semplice, complice il fatto che questo concetto ha spesso assunto significati diversi e che solo in tempi recenti ha acquisito attenzione sistematica a livello economico e sociologico. Storicamente, e come a volte permane nel senso comune, povertà educativa era sinonimo di analfabetismo. Un problema, quindi, da considerare marginale nei Paesi “avanzati” e risolvibile con una scolarizzazione di massa.