fbpx Chiacchiere complici tra batteri | Page 3 | Scienza in rete

Chiacchiere complici tra batteri

Read time: 2 mins

La comunicazione tra batteri può avvenire anche tra specie diverse, e coinvolgere anche ceppi teoricamente innocui, ma che con il loro contributo possono aggravare la malattia.

La scoperta è di un’équipe guidata da Vittorio Venturi, del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie (ICGEB) di Trieste, in collaborazione con i colleghi del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Perugia e con alcuni ricercatori dell’Istituto di Agraria e Medicina Veterinaria “Hassan II” di Agadir in Marocco.

«Come modello sperimentale abbiamo utilizzato la “rogna dell’ulivo”, una malattia delle piante molto diffusa in Europa meridionale e in Medio Oriente» spiega Venturi. «Al batterio patogeno Pseudomonas savastanoi sono quasi sempre associate altre due specie di batteri stanziali innocui, Pantoea agglomerans e Erwinia toletana, che vivono sulla superficie esterna delle piante: la nostra scoperta è che, non solo comunicano con il ceppo patogeno, pur essendo di diversa specie, ma che suppliscono alla produzione di segnali di crescita e di virulenza quando quelli di Pseudomonas vengono bloccati sperimentalmente». Alleanze di questo tipo, tra patogeni e flora batterica normale,  si riscontrano anche nell’uomo, dove provocano malattie difficili da curare perché molto resistenti agli antibiotici. «Ora che conosciamo il loro sistema di comunicazione e le molecole-messaggio che utilizzano, potremo aiutare a mettere a punto dei trattamenti terapeutici più efficaci tesi a bloccare la comunicazione e la collaborazione tra batteri» conclude lo scienziato triestino.

The ISME Journal doi:10.1038/ismej.2011.65

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Batteriologia

prossimo articolo

Una mappa per navigare nel dibattito sulla crisi del SSN

Disegno di ingranaggi su sfondo di ospedale

Ragionare sulle criticità del nostro sistema di salute ignorandone la complessità e mettendo l’accento solo su un singolo fattore non è di nessun aiuto. Serve uno schema metodologico che metta in relazione almeno tre dimensioni: la “struttura”, il “processo” e gli “esiti”. E, poi, serve la volontà politica.

La crisi del nostro Servizio sanitario nazionale si accompagna a un intenso e incessante dibattito che si traduce ogni tanto in qualche autorevole appello, quali per esempio quelli degli “scienziati”, delle “associazioni” e degli “