fbpx Sbadigli refrigeranti | Page 3 | Scienza in rete

Sbadigli refrigeranti

Read time: 2 mins

Rilevando sperimentalmente come la frequenza degli sbadigli dipenda dalla temperatura dell'ambiente esterno, due ricercatori ottengono una significativa conferma che lo sbadiglio può essere un efficace sistema di refrigerazione del cervello.

L'idea non è nuova, ma finora mancava una controparte sperimentale. Ci hanno pensato Andrew Gallup (Binghamton University) e Omar Eldakar (University of Arizona), che hanno documentato la frequenza con cui a Tucson 160 persone (80 osservate in inverno e altrettante in estate) rispondevano allo stimolo di sbadigliare. Giocando sul fatto che si tratta di uno stimolo piuttosto contagioso, i ricercatori hanno mostrato ai passanti immagini di persone che sbadigliavano e ne hanno rilevato la reazione.

Dai dati, pubblicati su Frontiers in Evolutionary Neuroscience, è emerso che la risposta cambia in modo significativo dal periodo invernale a quello estivo. Nei mesi più freddi, quando in media a Tucson la temperatura è intorno ai 22 °C, si è registrata una risposta positiva nel 45% delle persone esaminate mentre in estate, con temperature intorno ai 37 °C, gli sbadigli si attestavano solo al 24%.
Secondo i ricercatori questa variazione stagionale indicherebbe che lo stimolo dello sbadiglio ha più probabilità di andare a buon fine con temperature esterne inferiori a quella del corpo, confermando dunque l'idea della sua utilità per la refrigerazione del cervello.

Nella dettagliata analisi dei risultati i ricercatori hanno valutato anche il legame con la durata dell'esposizione alle condizioni atmosferiche. Nel periodo estivo, per esempio, l'incidenza degli sbadigli tra le persone che erano all'esterno da oltre cinque minuti crollava a meno del 10%.

Princeton University

Autori: 
Sezioni: 
Fisiologia

prossimo articolo

I gatti della signora Augusta: storie di cura e Slow Medicine

mano di medico e paziente che si stringono

In un contesto sanitario segnato da eccessi diagnostici, conflitti d’interesse e perdita di senso della relazione di cura, "I gatti della signora Augusta" offre una lettura critica e insieme concreta della Slow Medicine. E mostra come sobrietà, rispetto e tempo possano tornare a essere strumenti essenziali della pratica medica.

Anche se meno bellicosi degli attuali, i precedenti non sono stati anni di pace. E in quella semibolgia continua mi sono capitati e ho recensito libri d’ogni genere, quasi tutti buoni. Quello di oggi però l’ho tenuto sempre vicino al tavolo, semisommerso da altri libri, come un memento etico. Presto me ne sarei occupato, dicevo a me stesso. E così, con colpevole ritardo, eccomi.