Rilevando sperimentalmente come la frequenza degli sbadigli dipenda dalla temperatura dell'ambiente esterno, due ricercatori ottengono una significativa conferma che lo sbadiglio può essere un efficace sistema di refrigerazione del cervello.
L'idea non è nuova, ma finora mancava una controparte sperimentale. Ci hanno pensato Andrew Gallup (Binghamton University) e Omar Eldakar (University of Arizona), che hanno documentato la frequenza con cui a Tucson 160 persone (80 osservate in inverno e altrettante in estate) rispondevano allo stimolo di sbadigliare. Giocando sul fatto che si tratta di uno stimolo piuttosto contagioso, i ricercatori hanno mostrato ai passanti immagini di persone che sbadigliavano e ne hanno rilevato la reazione.
Dai dati, pubblicati su Frontiers in
Evolutionary Neuroscience, è emerso che la risposta cambia in
modo significativo dal periodo invernale a quello estivo. Nei mesi
più freddi, quando in media a Tucson la temperatura è intorno ai 22 °C,
si è registrata una risposta positiva nel 45% delle persone
esaminate mentre in estate, con temperature intorno ai 37 °C, gli
sbadigli si attestavano solo al 24%.
Secondo i ricercatori questa variazione
stagionale indicherebbe che lo stimolo dello sbadiglio ha più
probabilità di andare a buon fine con temperature esterne inferiori
a quella del corpo, confermando dunque l'idea della sua utilità per
la refrigerazione del cervello.
Nella dettagliata analisi dei risultati i ricercatori hanno valutato anche il legame con la durata dell'esposizione alle condizioni atmosferiche. Nel periodo estivo, per esempio, l'incidenza degli sbadigli tra le persone che erano all'esterno da oltre cinque minuti crollava a meno del 10%.
