fbpx Embrionali e iPS non sono uguali | Page 9 | Scienza in rete

Embrionali e iPS non sono uguali

Read time: 1 min

Le cellule staminali pluripotenti indotte a partire da cellule somatiche hanno un’espressione genica diversa da quelle embrionali. «La variazione nel dosaggio delle proteine è minima» precisa Joshua Coon, che ha coordinato il lavoro pubblicato su Nature Methods, «ma potrebbe spiegare le differenze tra i due tipi di cellule, soprattutto in relazione alla capacità di differenziarsi verso molteplici direzioni».

La possibilità di ricavare con molta facilità in laboratorio cellule staminali da tessuti già ben differenziati, ripercorrendo a ritroso il percorso fatto normalmente nel corso dello sviluppo di ogni individuo a partire dallo zigote, sembrava potesse spegnere le polemiche sulle difficoltà etiche e pratiche dell’utilizzo di embrioni umani come fonte di staminali, potenziali cure di moltissime malattie. Ma molti scienziati pensano che questo metodo, per quanto presenti tra gli altri il vantaggio di evitare qualunque reazione di rigetto,non dia origine a cellule del tutto sovrapponibili a quelle ottenute dagli embrioni.

Per verificarlo i ricercatori dell’Università del Wisconsin hanno usato un’analisi proteomica basata sulla spettrometria di massa ad alta risoluzione, in modo da mettere a confronto la produzione di proteine in 4 linee cellulari di staminali embrionali umane e 4 di iPSC: «Queste ultime conservano alcune delle caratteristiche delle cellule da cui sono derivate» precisa il ricercatore. Un dato che potrebbe rappresentare un ostacolo nella differenziazione verso altri tipi di tessuto.

Nature Methods DOI: 10.1038/nmeth.1699

Autori: 
Sezioni: 
Dossier: 
Staminali

prossimo articolo

Morti di calore: la nuova guida dell'OMS per contrastarle

Mentre giugno 2026 mette in ginocchio mezza Europa con temperature da record, blackout e morti, l'Ufficio europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità pubblica la seconda edizione della sua guida sui piani caldo-salute. Un documento che, oltre a fotografare una minaccia ormai strutturale, dice cose molto concrete su come proteggersi: dalle regole per usare il ventilatore al ruolo decisivo del verde urbano e dei pannelli solari sui tetti. E in cui la ricerca italiana ha un peso notevole. Immagine generata con Claude.

L'estate del 2026 non era ancora iniziata da un giorno che già si contavano i morti. Attorno al solstizio un'ondata di calore eccezionalmente precoce e intensa ha investito l'Europa occidentale con temperature di 14-18 °C superiori alla media per la fine di giugno. La Francia ha toccato il suo record assoluto di sempre, con 44,3 °C a Pissos, nelle Landes; in Portogallo e nel sud della Spagna si sono raggiunti i 42,7 °C; il Regno Unito ha frantumato il primato di caldo per il mese di giugno, fermo dal 1976, sfiorando i 38 °C.