Una rettosigmoidoscopia con strumento flessibile, eseguita una sola volta nella vita, potrebbe bastare a ridurre l’incidenza e la mortalità del tumore del colon. Lo studio italiano SCORE, condotto in sei diversi centri reclutando quasi 35.000 adulti tra i 55 e i 64 anni, ha infatti confermato l’efficacia di questa strategia di screening, già dimostrata con una ricerca analoga effettuata nel Regno Unito. Il gruppo dei possibili partecipanti è stato scremato dagli oltre 56.000 che avevano risposto a una richiesta di partecipazione inviata per posta a più di 236.000 persone. A metà dei partecipanti è stata offerta una rettosigmoidoscopia con strumento flessibile che poi è stata effettivamente eseguita in poco meno di 10.000 di loro; gli altri hanno costituito un gruppo di controllo. «Dopo un follow up di oltre 10 anni abbiamo registrato nel gruppo di intervento con un’analisi intention-to-treat un’incidenza di carcinomi del colon-retto significativamente inferiore del 18 per cento rispetto ai controlli e una riduzione di mortalità che non ha raggiunto la soglia di significatività, ma che è risultata del 22 per cento inferiore ai controlli» spiega Luigi Bisanti, direttore del Servizio di epidemiologia dell’ASL Città di Milano, che ha partecipato al lavoro. «Con l’analisi per-protocol il vantaggio è risultato ancora più evidente ed entrambi i valori, con un calo rispettivamente del 31 e del 38 per cento, sono risultati significativamente ridotti rispetto al gruppo di controllo». Questo approccio semplificato allo screening per il tumore del colon sembra quindi efficace: un’ulteriore analisi dei costi dovrà ora confrontarlo con quello attualmente in vigore in Italia, che prevede una prima fase con la ricerca di sangue occulto nelle feci e la colonscopia nei casi risultati positivi, o con la tendenza, diffusa soprattutto negli Stati Uniti, a effettuare in prima battuta la colonscopia, più invasiva e fastidiosa della sigmoidoscopia flessibile.
SCORE a favore della sigmoidoscopia
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Mentre giugno 2026 mette in ginocchio mezza Europa con temperature da record, blackout e morti, l'Ufficio europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità pubblica la seconda edizione della sua guida sui piani caldo-salute. Un documento che, oltre a fotografare una minaccia ormai strutturale, dice cose molto concrete su come proteggersi: dalle regole per usare il ventilatore al ruolo decisivo del verde urbano e dei pannelli solari sui tetti. E in cui la ricerca italiana ha un peso notevole. Immagine generata con Claude.
L'estate del 2026 non era ancora iniziata da un giorno che già si contavano i morti. Attorno al solstizio un'ondata di calore eccezionalmente precoce e intensa ha investito l'Europa occidentale con temperature di 14-18 °C superiori alla media per la fine di giugno. La Francia ha toccato il suo record assoluto di sempre, con 44,3 °C a Pissos, nelle Landes; in Portogallo e nel sud della Spagna si sono raggiunti i 42,7 °C; il Regno Unito ha frantumato il primato di caldo per il mese di giugno, fermo dal 1976, sfiorando i 38 °C.