fbpx Scioglimento dei ghiacci in pausa | Page 9 | Scienza in rete

Scioglimento dei ghiacci in pausa

Read time: 1 min

Uno studio suggerisce che, nonostante l'attuale rapido ritiro dei ghiacci del Polo nord, nei prossimi decenni potremmo anche assistere a un incremento della superficie ghiacciata del Mare Artico.

Jennifer Kay, Marika Holland e Alexandra Jahn, ricercatrici del National Center for Atmospheric Research di Boulder (Colorado) hanno provato ad applicare uno tra i più promettenti modelli climatici alla situazione del mare Artico nei prossimi decenni. Dopo aver verificato l'affidabilità del software, noto come Community Climate System Model, mettendo a confronto i risultati delle simulazioni con le osservazioni sul campo, le ricercatrici hanno voluto indagare quale peso potessero avere le attività umane e quanto invece dipendesse dalla variabilità intrinseca del ciclo climatico.

Nello studio, pubblicato su Geophysical Research Letters, si suggerisce che l'attuale ritmo di scioglimento dell'Artico è per metà riconducibile alle attività umane mentre l'altra metà dipende dalle variabili climatiche. Le simulazioni, inoltre, hanno mostrato che nel breve periodo le variazioni delle condizioni atmosferiche potrebbero fermare lo scioglimento dei ghiacci o addirittura aumentare la loro estensione. Quando, però, l'analisi si spinge a più lungo termine – 50 o 60 anni – non c'è assolutamente via di scampo per la sparizione dei ghiacci nel periodo estivo.

National Science Foundation

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Clima

prossimo articolo

Come non pubblicare in medicina: perché le riviste rifiutano i lavori

macchina da scrivere

Tra errori clamorosi, vizi strutturali e nuove sfide come l’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Luca De Fiore, "Come non pubblicare in medicina" (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026), ribalta con ironia le regole della pubblicazione scientifica per mostrarne i limiti più profondi. Non solo un manuale per evitare brutte figure , ma una riflessione su un sistema imperfetto e sempre più bisognoso di trasparenza, ma ancora necessario.

«Gentile direttore del New England Journal of Medicine…»: peccato che l’indirizzo fosse quello dell’editor di Jama. È successo mille volte, racconta Robert M. Golub: il destinatario era lui, all’epoca executive deputy editor della seconda rivista, e tutte le volte che ha letto un’intestazione così clamorosamente sbagliata ha pensato che gli autori della mail non dovessero essere campioni della cura del dettaglio. Succede. Come succede di dimenticarsi le tracce delle revisioni ancora visibili o di inciampare in sciatterie di formattazione, e anche molto peggio.