Ha lasciato a bocca aperta anche gli esperti lo studio pubblicato in questi giorni sul New England Journal of Medicine, e a cui hanno partecipato ricercatori italiani dell’Università di Parma, uno dei quali, Piero Anversa, che ha coordinato la ricerca, è a capo del laboratorio di medicina rigenerativa della Harvard University di Boston. Dopo aver isolato da pezzi chirurgici di tessuti polmonari cellule staminali multi potenti, i ricercatori li hanno iniettati in una trentina di topi da laboratorio i cui polmoni erano stati danneggiati: nel giro di 10-14 giorni, in tutti gli animali, l’organo si è ricostituito perfettamente, con tutta la sua varietà di componenti (bronchioli, alveoli, vasi), perfettamente integrate dal punto di vista anatomico e funzionale tra loro e con i tessuti preesistenti. E’ soprattutto la capacità di rigenerare questa complessità anatomico-funzionale ad aver sorpreso i ricercatori. Se l’esperimento si riuscirà a ripetere, potrà rappresentare una vera e propria svolta nella cura di malattie come l’enfisema e l’ipertensione polmonare.
Un polmone nuovo di zecca
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La quotidianità dell’endometriosi

Per anni è stato liquidato tutto come “normale”: il dolore mestruale, la stanchezza, il disagio. Ma per chi vive con l’endometriosi, quella normalità è una gabbia fatta di sintomi ignorati e diagnosi che arrivano troppo tardi. Tra invalidazione medica, auto-diagnosi e percorsi a ostacoli, le testimonianze raccolte raccontano una realtà ancora poco ascoltata — ma che oggi, finalmente, inizia a emergere.
In copertina: illustrazione di Chiara Simeone (@xenophilius)
Abbiamo sentito parlare di endometriosi. Ma abbiamo mai ascoltato davvero?
«Crampi così forti da non andare a scuola, spossatezza cronica, trascinavo il mio corpo da un luogo all’altro, annebbiamento mentale, rapporti sessuali dolorosi, eppure tutti intorno a me dicevano che in realtà stavo bene». È così che C., 24 anni, racconta la sua esperienza con l’endometriosi prima della diagnosi. «Se i medici ti dicono che non hai nulla, inizi a pensarlo anche tu: prima della diagnosi, non ho mai pensato che quei sintomi fossero ‘anormali’».